di Ennio Bassi

L’impresa sarà trasmessa in diretta streaming, suscitando entusiasmi e polemiche. Honnold è considerato il massimo esponente del free solo, lo stile più estremo e rischioso dell’arrampicata

Nella notte tra venerdì 19 e sabato 20 gennaio, ora italiana, l’arrampicatore statunitense Alex Honnold tenterà di scalare senza alcuna protezione il Taipei 101, il celebre grattacielo di Taipei alto 508 metri. L’impresa, tra le più ambiziose mai tentate in ambiente urbano, sarà trasmessa in diretta mondiale su Netflix. Lo stesso Honnold, nel trailer ufficiale, ha definito la sfida come «il più grande tentativo di sempre di free solo urbano».

Il free solo è una forma di arrampicata estrema che prevede la salita in solitaria e senza l’uso di corde, imbracature o altre misure di sicurezza. È una disciplina rarissima e ad altissimo rischio, spesso oggetto di critiche da parte della comunità alpinistica per i pericoli che comporta. Alex Honnold, oggi 40enne, è la figura più nota al mondo in questa pratica: ha conquistato fama planetaria con il documentario Free Solo, vincitore dell’Oscar nel 2019, in cui scala senza corda la parete di El Capitan, nel Parco di Yosemite, un gigante di oltre 900 metri di pura roccia verticale.

Sebbene Honnold non abbia mai scalato un edificio prima d’ora, ha alle spalle un curriculum alpinistico senza precedenti: salite tecnicamente complesse, affrontate in solitaria e senza margini d’errore, completate in poche ore laddove altri impiegano giorni. A renderlo unico non è solo la straordinaria preparazione tecnica, ma soprattutto la sua capacità mentale di mantenere la calma anche in situazioni al limite dell’umano, con centinaia di metri di vuoto sotto i piedi.

Per questo la sua scalata al Taipei 101 è un evento eccezionale. Ma non mancano le polemiche. Da un lato, il fascino mediatico di un’impresa tanto spettacolare ha suscitato grande attesa. Dall’altro, diversi critici del mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo hanno messo in discussione la legittimità etica e culturale dell’evento. In particolare, viene criticata la spettacolarizzazione del rischio e la perdita del significato originario della scalata, trasformata in show. L’assenza di corde, giudicata da alcuni irresponsabile, potrebbe dare al pubblico un’idea distorta del pericolo reale.

Il free solo urbano, peraltro, non è una novità assoluta. Negli anni Novanta, il francese Alain Robert, soprannominato “l’uomo ragno”, scalò molti tra i più celebri grattacieli del mondo – spesso senza autorizzazioni e con conseguenti arresti – tra cui l’Empire State Building, le Petronas Towers e persino la Torre Eiffel. Nel 2004 Robert si arrampicò anche sul Taipei 101, allora il grattacielo più alto del pianeta. Ma in quell’occasione, a causa del vento e della pioggia, decise di usare una corda.

Il tentativo di Honnold, però, si distingue per un elemento fondamentale: sarà compiuto senza alcuna protezione. Questo lo rende potenzialmente mortale. In un’intervista alla CNN, Honnold ha dichiarato di non temere la morte in questa occasione, e che a suo avviso scalare il Taipei 101 è persino meno rischioso di una parete naturale. Ha anche ammesso di non aver curato personalmente gli aspetti legali dell’impresa, delegandoli al suo team, così da potersi concentrare solo sulla preparazione fisica e mentale. In effetti, nei giorni precedenti ha già affrontato la scalata dell’edificio con l’uso di corde, per studiare ogni dettaglio della salita.

La trasmissione in diretta ha sollevato anche interrogativi etici sul ruolo dei media. Se qualcosa dovesse andare storto – il rischio è concreto, vista la natura dell’impresa – non è chiaro se Netflix sarebbe in grado di interrompere la trasmissione in tempo utile per evitare che le immagini raggiungano il pubblico globale.

C’è poi un altro aspetto, più personale: quello legato alla psiche dell’atleta. Honnold è stato spesso oggetto di riflessioni sul suo equilibrio mentale e sulla sua percezione del rischio. In un lungo articolo sul Wall Street Journal, la scrittrice Louise Perry ha sottolineato come molti free soloist abbiano mostrato segni di disagio psicologico o siano morti per suicidio, e che lo stesso Honnold ha parlato di depressione e malinconia nel documentario a lui dedicato.

Ma l’atleta americano ha un altro obiettivo, oltre alla conquista del Taipei 101: sfruttare la visibilità dell’impresa per promuovere la Honnold Foundation, un’organizzazione benefica che finanzia progetti di energia solare nei quartieri poveri del mondo.

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