di Carlo Longo
Migliaia di agricoltori europei e circa mille trattori a Strasburgo contro l’accordo Ue-Mercosur e la riduzione dei fondi PAC. Dopo ore pacifiche, scontri con la polizia e presidio fino al voto
Strasburgo si è trasformata nel punto di convergenza del malcontento agricolo europeo. Migliaia di manifestanti provenienti da diversi Paesi — tra cui Polonia, Spagna, Romania, Portogallo, Irlanda, Slovacchia, Francia e Italia — sono arrivati con trattori e bandiere per contestare due temi centrali: l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur e la prospettiva di una riduzione delle risorse destinate alla Politica agricola comune.
La mattina il corteo si è svolto senza particolari criticità, ma nel pomeriggio la situazione è cambiata. L’area attorno al Parlamento europeo è stata presidiata da un cordone di sicurezza molto serrato e, con l’aumento della tensione, si sono registrati scontri con le forze dell’ordine. Una parte consistente dei manifestanti, in particolare i francesi, ha annunciato l’intenzione di rimanere sul posto fino al voto previsto per domani, legato alla richiesta di rinvio del trattato alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.
La presenza italiana: delegazione numerosa e temi di filiera
Tra i gruppi più rappresentati figurano gli italiani, secondi per numero soltanto ai francesi. A Strasburgo sono arrivate diverse realtà del settore, dalle principali organizzazioni agricole fino a movimenti nati negli ultimi mesi e associazioni specialistiche.
Accanto alle sigle storiche, ha partecipato anche una rappresentanza degli apicoltori professionisti, che punta l’attenzione sul tema delle importazioni e della tracciabilità, sostenendo che una quota rilevante del miele consumato in Italia presenti origini non sempre chiare.
Trattori e slogan: l’opposizione al Mercosur e la paura dei tagli alla PAC
Gli organizzatori parlano di numeri molto elevati, ma una parte dei mezzi agricoli sarebbe stata fermata ai varchi della città per evitare blocchi e disordini simili a quelli registrati in precedenti mobilitazioni in Europa. Nonostante questo, la presenza resta imponente e visibile, con migliaia di persone e una grande varietà di messaggi.
Gli slogan spaziano dalle formule più dirette contro il Mercosur fino a richieste più articolate che collegano la politica commerciale europea alla difesa della “sovranità alimentare”, denunciando il rischio di ridurre le tutele per gli agricoltori e di aumentare la pressione competitiva attraverso importazioni considerate non allineate agli standard europei.
Le critiche dei sindacati agricoli: “Stessi standard per tutti”
Dal palco allestito davanti alla sede del Parlamento europeo, i rappresentanti delle organizzazioni agricole hanno insistito su un concetto ricorrente: accordi commerciali sì, ma solo se basati su regole equivalenti.
Secondo Confagricoltura, la priorità è garantire risorse adeguate alla filiera europea per mantenere sicurezza alimentare e continuità produttiva, sottolineando il ruolo fondativo dell’agricoltura nel progetto comunitario. Coldiretti, invece, ha puntato soprattutto sul principio di reciprocità, chiedendo che i prodotti importati rispettino le stesse norme ambientali, sanitarie e produttive richieste alle imprese europee. Anche la Cia ha ribadito la propria contrarietà all’impianto dell’accordo, collegando le preoccupazioni a ricadute occupazionali e a un impatto economico rilevante, in particolare per la zootecnia, oltre a chiedere controlli più frequenti e rigorosi.
La linea della Commissione: von der Leyen difende l’accordo
Dalla scena internazionale di Davos, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha difeso con decisione l’intesa con i Paesi del Mercosur. Il messaggio è politico prima ancora che commerciale: secondo la Commissione, l’accordo è una scelta a favore di regole condivise e filiere più diversificate, come risposta a un mondo in cui crescono barriere e protezionismi.
Il voto e gli schieramenti in Parlamento: verso il rinvio alla Corte Ue
A Strasburgo, intanto, si delineano fronti trasversali tra gli eurodeputati. L’ipotesi che prende forma è quella di rinviare il trattato alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per una verifica di compatibilità con i Trattati. Se passasse, la decisione sposterebbe in avanti la partita politica e allungherebbe i tempi dell’iter.
Tra chi spinge per il rinvio ci sono esponenti di vari gruppi, con motivazioni diverse: c’è chi parla di un danno alla sicurezza alimentare e al sistema agricolo europeo, e chi sostiene che una verifica giuridica sia necessaria proprio perché alcune disposizioni sarebbero nuove o controverse. Nel corteo hanno sfilato anche rappresentanti di partiti nazionali, compresi alcuni deputati francesi della destra nazionalista.
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