di Emilia Morelli

Guardia di finanza e Dogane sequestrano nel porto di Brindisi una nave proveniente dalla Russia con 33mila tonnellate di materiale ferroso in violazione delle sanzioni europee

brindisiLa Guardia di finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno sequestrato nei giorni scorsi, nel porto di Brindisi, una nave mercantile battente bandiera di una piccola isola dell’Oceania e il relativo carico di 33mila tonnellate di materiale ferroso proveniente dalla Federazione russa.

L’imbarcazione, giunta dalle acque territoriali russe del Mar Nero, è risultata coinvolta in un’operazione commerciale effettuata in violazione delle sanzioni imposte dall’Unione europea dopo l’invasione dell’Ucraina.

Il sequestro preventivo d’urgenza è stato convalidato dal gip di Brindisi e successivamente confermato dal Tribunale del Riesame. L’importatore, l’armatore e alcuni membri dell’equipaggio risultano ora indagati con l’accusa di elusione delle misure restrittive europee.

Le sanzioni Ue e il divieto di importazione

Il Regolamento europeo 833/2014, insieme alle successive integrazioni, vieta espressamente:

  • le operazioni commerciali in determinati porti russi sottoposti a sanzioni

  • l’importazione di specifiche categorie di merci

  • i rapporti con persone fisiche e giuridiche inserite nelle blacklist comunitarie

Tra i porti colpiti dalle restrizioni figura anche Novorossijsk, scalo strategico della Federazione russa sul Mar Nero.

Le anomalie nei documenti di bordo

All’arrivo della motonave a Brindisi, la dichiarazione di importazione è stata selezionata dall’Agenzia delle Dogane per controlli approfonditi, in ragione sia della tipologia di merce trasportata sia della provenienza geografica.

Le verifiche, condotte congiuntamente da Guardia di finanza e Dogane con il supporto del Reparto aeronavale della Guardia di finanza di Bari e della Sezione operativa navale di Brindisi, hanno fatto emergere gravi irregolarità nella documentazione di bordo.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, i documenti presentavano:

  • incongruenze sui porti di sosta

  • falsificazioni sulle operazioni di carico

  • alterazioni delle rotte dichiarate

Il carico vietato nel porto russo di Novorossijsk

L’analisi dei dati di navigazione ha permesso di ricostruire con precisione la rotta della nave. È emerso che l’imbarcazione aveva sostato nel porto russo di Novorossijsk dal 13 al 16 novembre 2025, effettuando operazioni di carico espressamente vietate dalle normative europee.

A rafforzare il quadro accusatorio, i finanzieri hanno accertato che il sistema AIS – il transponder Gps che consente il tracciamento in tempo reale delle navi – era stato disattivato proprio in prossimità del porto russo, con ogni probabilità per evitare la geolocalizzazione e ostacolare i controlli delle autorità.

Ulteriori riscontri sono arrivati dall’analisi satellitare e dalla consultazione della banca dati Lloyd’s S&P Global Maritime.

Tentativi di eludere i controlli

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il comandante avrebbe fornito dichiarazioni fuorvianti sulle tappe della navigazione e sulle operazioni di carico. Lo spegnimento del transponder e la manipolazione dei documenti sarebbero stati tentativi deliberati di eludere le sanzioni e sottrarsi ai controlli internazionali.

Le autorità parlano di una ricostruzione completa delle operazioni illegali svolte dalla motonave in violazione del Regolamento europeo sulle sanzioni contro la Federazione russa.

Un sequestro simbolico nella guerra delle sanzioni

Il sequestro della nave e del carico da 33mila tonnellate rappresenta uno dei casi più rilevanti degli ultimi mesi nella lotta al traffico commerciale illecito legato alla Russia.

L’operazione conferma il rafforzamento dei controlli nei porti italiani e il ruolo centrale dell’Italia nel sistema europeo di vigilanza contro l’elusione delle sanzioni internazionali.

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