di Redazione
Protagonista assoluto è Toni Servillo, premiato a Venezia con la Coppa Volpi. Un racconto sospeso tra potere e coscienza, dove la politica diventa teatro dell’anima
Dopo mesi di attesa, La Grazia, il nuovo film di Paolo Sorrentino, approda finalmente nei cinema italiani. Distribuito in circa 500 sale su tutto il territorio nazionale, il film segna il ritorno del regista napoletano a una narrazione intima, simbolica e profondamente italiana, che ha già conquistato pubblico e critica alla Mostra del Cinema di Venezia.
Presentato come film d’apertura dell’82ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, La Grazia ha subito catturato l’attenzione internazionale, anche grazie alla straordinaria interpretazione di Toni Servillo, premiato con la Coppa Volpi per il miglior attore.
Al centro della storia c’è Mariano De Santis, Presidente della Repubblica in un’Italia volutamente immaginaria, ritratto con sottile intensità da Servillo. Vedovo, devoto, giurista raffinato, De Santis si muove in una quotidianità sospesa, crepuscolare, intrappolato tra cerimonie istituzionali sempre più vuote e un rapporto irrisolto con la figlia Dorotea (interpretata da Anna Ferzetti).
Ma l’immobilità apparente del potere si incrina quando al Quirinale giungono due richieste di grazia: formalmente separate, ma moralmente inseparabili. Il Presidente si ritrova così di fronte a scelte dilanianti, dove la legge incontra la pietà, la ragione sfiora la fede, e la politica diventa un terreno di confronto con il dolore, la memoria, la colpa.
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