di Corinna Pindaro
Washington rinuncia ai raid ma intensifica la pressione economica su Teheran. Il Tesoro Usa: “I vertici iraniani stanno portando i soldi fuori dal Paese
Donald Trump sembra aver accantonato l’ipotesi di un intervento militare diretto contro l’Iran per sostenere le proteste che da oltre due settimane infiammano il Paese. Ma questo non significa che la Casa Bianca abbia rinunciato all’obiettivo di mettere in difficoltà il regime di Ali Khamenei.
A chiarire la linea americana è stato il ministro del Tesoro Scott Bessent, intervenuto oggi sull’emittente Newsmax, canale vicino al mondo MAGA. Il messaggio è netto: la pressione su Teheran continuerà, ma sul piano economico e finanziario.
“I ratti stanno abbandonando la nave”
Secondo Bessent, i segnali di cedimento del regime sarebbero già evidenti. «I ratti stanno abbandonando la nave», ha dichiarato, sostenendo che la leadership iraniana starebbe trasferendo con urgenza enormi somme di denaro all’estero.
«Vediamo decine di milioni di dollari portati fuori dal Paese dai vertici del regime», ha spiegato il ministro, parlando di capitali spostati verso banche straniere per metterli al sicuro in vista di possibili scenari di collasso politico.
La strategia americana: massima pressione finanziaria
Per l’amministrazione Trump, quanto sta accadendo dimostrerebbe che la strategia della “massima pressione” sta dando i suoi frutti. Le proteste scoppiate a fine dicembre, partite dal Gran Bazar di Teheran per l’impennata dei prezzi e il crollo del rial, sono la conseguenza diretta delle sanzioni internazionali.
Bessent ha annunciato che Washington intende inasprire ulteriormente le misure punitive, colpendo in particolare «i responsabili della brutale repressione contro manifestanti pacifici». L’obiettivo non sarebbe un cambio di regime con i bombardamenti, ma uno strangolamento economico capace di far implodere il sistema dall’interno.
«Abbiamo colpito le esportazioni di petrolio per tagliare le fonti di finanziamento del regime – ha detto – e nell’ultimo mese abbiamo assistito a un collasso finanziario totale».
I trasferimenti verso Dubai e l’uso delle criptovalute
Secondo il Canale 14 israeliano, nelle ultime 48 ore sarebbero stati trasferiti circa 1,5 miliardi di dollari su conti protetti a Dubai. Le operazioni, riferiscono fonti anonime, sarebbero avvenute in gran parte tramite criptovalute per aggirare i controlli bancari tradizionali.
Tra i protagonisti di questi movimenti figurerebbe anche Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema e possibile erede politico, che avrebbe spostato da solo circa 328 milioni di dollari verso conti negli Emirati.
Il monitoraggio Usa dei flussi finanziari
Il Tesoro americano assicura di seguire attentamente ogni spostamento di capitali. «Tracciamo i flussi di denaro, sia attraverso il sistema bancario sia tramite asset digitali – ha spiegato Bessent – e faremo in modo che non possano riutilizzarli».
Una promessa che punta a colpire il cuore finanziario del potere iraniano, mentre nelle strade di Teheran e di decine di altre città migliaia di manifestanti continuano a sfidare la repressione.
La partita decisiva sul futuro del regime
Niente missili, dunque, ma una guerra economica senza precedenti. Per Washington la caduta del regime potrebbe arrivare non dai cieli, ma dal crollo delle sue fondamenta finanziarie.
Resta da capire se questa strategia basterà a sostenere chi, ogni giorno, rischia la vita nelle piazze iraniane chiedendo libertà e cambiamento.
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L’articolo Iran, la strategia Usa per far crollare il regime: “La leadership trasferisce milioni all’estero” proviene da Associated Medias.

