di Guido Talarico

Nel corso dell’audizione alla Camera, il sottosegretario all’Editoria denuncia la fine dell’era Crimi e lancia l’allarme sul potere delle piattaforme digitali. Sullo sfondo, la controversa vendita delle testate Gedi al gruppo greco Antenna. Il presidente della Commissione Cultura alla Camera Federico Mollincone invece ha sottolineato l’attenzione del Governo al tema dell’indipendenza e della transizione digitale
di Carlo Longo
«Va riaffermato il ruolo della stampa libera, indipendente e pluralista, e vanno superati quei principi che, nel recente passato, hanno messo a rischio proprio le realtà editoriali più fragili». Con queste parole il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, ha aperto la sua audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera dei deputati, segnando un punto di svolta nella riflessione istituzionale sul sistema dell’informazione in Italia.
Barachini ha voluto sottolineare due elementi politici chiave: la fine dell’impostazione voluta dall’ex sottosegretario Crimi, che prevedeva la chiusura delle testate edite da cooperative e realtà non profit, e l’urgenza di trovare strumenti normativi per contrastare lo strapotere delle piattaforme digitali. Due questioni che intrecciano economia, libertà di espressione e sovranità democratica.
“Superare l’era Crimi”: stop ai tagli indiscriminati
La riforma dell’editoria – ha spiegato Barachini – non potrà nascere sull’onda dell’emergenza, né essere orientata solo a tutelare le grandi testate nazionali. «Dobbiamo proteggere l’intero ecosistema informativo, non solo i giornalisti de La Repubblica o La Stampa, ma anche le testate locali, spesso dimenticate, che rappresentano il primo presidio di informazione e democrazia nei territori».
In tal senso, la posizione del Governo è netta: archiviare definitivamente quella stagione di tagli “ideologici” che ha colpito chi aveva meno difese. Le norme volute da Crimi, che penalizzavano cooperative editoriali e piccoli editori, sono oggi messe in discussione in modo esplicito. Barachini ha parlato di una “necessaria inversione di rotta”, riaffermando che il pluralismo non può essere declinato a geometria variabile.
La minaccia delle piattaforme: “Raccolgono ricavi, non producono informazione”
Il secondo fronte critico è quello del rapporto squilibrato tra editoria tradizionale e giganti digitali. Barachini ha parlato senza mezzi termini: «Le piattaforme drenano risorse senza contribuire alla produzione dell’informazione, agendo in modo parassitario». Un’accusa pesante, rivolta a colossi che – pur essendo privati – hanno la capacità di modellare il dibattito pubblico grazie alla profilazione algoritmica degli utenti.
Si tratta, ha detto, di un «controllo indiretto dell’opinione pubblica» che sfugge alle logiche democratiche, un potere che in passato è stato perfino elogiato da alcuni politici come presidio di libertà. «Ma la realtà ci mostra come questi soggetti globali siano in grado di canalizzare flussi informativi secondo logiche opache, spesso opportune solo ai loro interessi commerciali». Da qui la necessità, ribadita anche da diversi deputati presenti all’audizione, di una nuova legislazione che garantisca equità, trasparenza e concorrenza nel settore.
La vendita delle testate Gedi: silenzio e asimmetrie
Il contesto dell’audizione era reso ancora più attuale dalla trattativa in corso tra il gruppo Gedi – controllato da John Elkann – e Antenna Group SA, conglomerato greco guidato dall’imprenditore Theodoros Kyriakou. L’oggetto della cessione riguarda La Repubblica, La Stampa e i giornali digitali del gruppo. Non si tratta di un passaggio secondario: per la prima volta, alcune delle principali testate italiane passerebbero sotto il controllo di un editore straniero.
Barachini ha fornito aggiornamenti sull’incontro tra il Governo e i rappresentanti dei due gruppi, ricordando però che l’esecutivo non ha poteri di intervento su operazioni tra soggetti privati europei, come in questo caso. È stato anche chiarito che non è applicabile il golden power, meccanismo previsto per proteggere asset strategici da acquisizioni extra-UE. L’unico vincolo che il Governo può oggi invocare è la trasparenza dell’operazione e il rispetto delle normative vigenti.
Ciò non toglie che la vicenda sollevi interrogativi politici. Gedi, dopo aver ceduto le testate locali, sta ora completando l’uscita dal settore editoriale nazionale, utilizzando i giornali come strumento di copertura per un disimpegno più ampio nel campo industriale, in particolare quello dell’automotive. Un’operazione che avviene con relativa indifferenza della politica, almeno finché a farne le spese sono i giornalisti di testate considerate “di serie B”, come Il Centro, La Città o La Nuova Sardegna.
Mollicone, pluralismo, digitale e garanzie per gli indipendenti

L’attenzione politica si riattiva – come spesso accade – solo quando in gioco ci sono le redazioni di quotidiani nazionali di rilievo. Ma l’audizione di oggi ha avuto il merito di riportare al centro il tema dell’editoria, come ha sottolineato in chiusura il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, impegnandosi a non trattare più il settore dell’informazione come una variabile marginale delle politiche pubbliche.
Una promessa che suona come un impegno a tutelare il pluralismo nel suo complesso, superando definitivamente l’approccio selettivo del passato. E che chiama la politica a non restare spettatrice di fronte a un sistema che rischia di cedere il controllo dell’informazione a interessi non sempre trasparenti.
Intervistato da Radio Radicale l’On. Morricone, nel ribadire che il Governo vigila sulla vicenda Gedi con la dovuta attenzione e nel rispetto delle parti, ha anche detto che ” il sistema editoriale va ripensato anche nel sistema dei finanziamenti, per garantire che ci sia ancora la carta stampata” e per completare “questa transizione al multimediale che oggi non è ancora non c’e’”.
Riferendosi ai profondi cambiamenti imposti dall’Intelligenza Artificiale, Mollicone ha infine sottolineato come “I governi devono vigilare a che ci sia la giusta sintesi nell’uso dell’ intelligenza artificiale. Noi siamo favorevoli ad un uso ibrido ma guardiamo con preoccupazione al modello unico dell’IA utilizzata al posto intelligenze umana”.
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L’articolo Barachini: “Serve una stampa libera e indipendente, basta con i tagli ai più fragili”. L’impegno di Mollicone proviene da Associated Medias.

