di Carlo Longo
Donald Trump alza il livello dello scontro con l’Iran: minacce, sanzioni, cyberattacchi e possibili raid contro il regime per la repressione delle proteste
«Non sarebbe una cattiva idea lasciare adesso l’Iran». Con questa frase, il presidente americano Donald Trump ha lanciato il segnale più esplicito di un possibile intervento contro il regime di Teheran, accusato di una repressione sempre più violenta delle proteste popolari.
Secondo fonti dell’amministrazione citate da Axios, il Consiglio per la sicurezza nazionale ha discusso una serie di opzioni che vanno dai bombardamenti ai sabotaggi informatici, senza escludere nuove sanzioni economiche e operazioni di pressione psicologica. Ufficialmente, spiegano le stesse fonti, “non siamo ancora nella fase delle decisioni”, ma la retorica sempre più aggressiva della Casa Bianca lascia intendere che un’azione potrebbe arrivare a breve.
L’offensiva politica e mediatica del presidente Usa
Trump ha iniziato ad alzare il tiro già dal mattino, pubblicando sul suo social un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: «Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendete il controllo delle vostre istituzioni». Poco dopo ha rincarato la dose invitando a “segnare i nomi degli assassini” e promettendo che “pagheranno un prezzo alto”.
Il presidente ha poi annunciato la sospensione di ogni contatto diplomatico con Teheran: «Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani finché l’uccisione insensata dei manifestanti non finirà. L’aiuto è in arrivo». Il messaggio è stato siglato con lo slogan “Miga”, Make Iran Great Again, ricalcando il marchio politico che lo ha riportato alla Casa Bianca.
Durante un comizio in Michigan, Trump ha ulteriormente rafforzato le minacce, parlando apertamente di “azioni molto forti” e di una possibile vittoria americana sul regime degli ayatollah.
Le opzioni sul tavolo: raid, cyberattacchi e sanzioni
Alla Casa Bianca si è riunito anche il Consiglio per la sicurezza nazionale per esaminare la lista degli obiettivi presentata dal Pentagono e dalle agenzie federali. La portavoce Karoline Leavitt ha confermato che Trump non era presente, perché in viaggio, ma ha ribadito che tutte le opzioni restano aperte.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha invitato pubblicamente alla prudenza, ricordando che le alternative non sono solo militari. Tuttavia, secondo diversi osservatori, dopo aver spinto così in alto lo scontro politico e mediatico, Trump difficilmente potrà tirarsi indietro senza pagare un prezzo in termini di credibilità internazionale.
Il contatto segreto con l’opposizione iraniana
Nel fine settimana l’inviato speciale americano Steve Witkoff avrebbe incontrato in segreto Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià e figura di riferimento dell’opposizione in esilio. L’obiettivo sarebbe quello di valutare la possibilità di una transizione politica nel caso di un collasso del regime.
Trump, però, avrebbe evitato un incontro diretto con il principe ereditario, ritenendo ancora incerto il suo peso reale all’interno del Paese.
La reazione di Mosca: “Inaccettabile colpire Teheran”
Le minacce americane sono state prese molto sul serio dalla Russia. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha definito “categoricamente inaccettabile” qualsiasi attacco contro la Repubblica islamica, accusando Washington di voler trasformare le proteste in una nuova “rivoluzione colorata”.
Dopo l’arresto di Nicolás Maduro, il Cremlino guarda con crescente preoccupazione a un possibile rovesciamento del regime iraniano, considerato un alleato strategico e un pilastro dell’equilibrio geopolitico in Medio Oriente.
Una crisi che può cambiare gli equilibri globali
La tensione tra Stati Uniti e Iran è ormai entrata in una fase critica. Tra minacce militari, cyberattacchi, sanzioni e sostegno all’opposizione, lo scontro rischia di trasformarsi in uno dei dossier più esplosivi della politica internazionale del 2026.
Con Trump deciso a non arretrare e Teheran sotto pressione per la repressione interna, il rischio di una nuova crisi globale appare sempre più concreto.
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