di Carlo Longo
Dalle 8 alle 22 di oggi i tassisti incrociano le braccia in tutta Italia. Al centro della protesta la richiesta di regole chiare contro l’abusivismo e per la gestione delle piattaforme digitali delle multinazionali. Ma il fronte sindacale si presenta diviso
È iniziato alle 8 di questa mattina e proseguirà fino alle 22 lo sciopero nazionale dei tassisti, indetto da una ventina di sigle sindacali del settore. Alla base della mobilitazione ci sono le crescenti tensioni legate all’assenza di una normativa aggiornata per regolare l’attività delle piattaforme digitali di prenotazione, in gran parte controllate da colossi multinazionali. I promotori chiedono al governo un intervento concreto e urgente per mettere ordine nel settore e garantire il rispetto del ruolo del servizio pubblico taxi.
In diverse città italiane sono stati organizzati presìdi davanti alle prefetture. A Roma è previsto un corteo di circa cinquanta auto bianche che partirà dall’aeroporto e raggiungerà la Bocca della Verità, per poi confluire in una manifestazione a piazza Capranica, nel cuore della capitale.
Le sigle sindacali che hanno indetto lo sciopero — tra cui Associazione Tutela Legale Taxi, Atitaxi, Claai, ConsulTaxi, Fast Confsal Taxi, Federtaxi Cisal, Or.S.A. Taxi, SATA, Sitan, Sul Taxi, TAM, Ugl Taxi, UIL Trasporti Taxi, Filt Cgil, Unimpresa, Unione Artigiani, Usb Taxi, Uritaxi e Uti — puntano il dito contro l’abusivismo, la mancanza di regole chiare sulle piattaforme di intermediazione digitale e l’invasività degli algoritmi che, secondo i sindacati, rischiano di trasformare il lavoro in una forma moderna di caporalato. «Non scioperiamo contro un ministro o contro i parlamentari che stanno lavorando a una riforma», spiega Nicola Di Giacobbe della Filt Cgil, «ma contro il governo, a cui chiediamo di rispettare gli impegni presi. È necessario distinguere nettamente tra il lavoro del tassista e quello dei noleggiatori con conducente, senza ambiguità e senza che nessuno finisca sfruttato da piattaforme che impongono condizioni opache e penalizzanti».
Ma il fronte non è compatto. L’Unione Radiotaxi d’Italia (URI) e il consorzio itTaxi hanno deciso di non aderire alla protesta. Per loro, il dialogo con il governo è ancora possibile e auspicabile. «Le rassicurazioni ricevute dagli onorevoli Salvatore Deidda e Massimo Ruspandini ci convincono a proseguire il confronto istituzionale», ha dichiarato Loreno Bittarelli, presidente di URI e itTaxi. «Le sigle che oggi guidano lo sciopero sono le stesse che nel 2019 spinsero per modificare la legge quadro e i suoi decreti attuativi. Quelle modifiche, però, hanno generato un vuoto normativo e conseguenze gravi, che ora si vorrebbero attribuire ad altri».
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