di Carlo Longo
Il procuratore di Washington apre un’inchiesta penale su Jerome Powell per la ristrutturazione della sede Fed. Ex governatori parlano di attacco all’indipendenza della banca centrale
Negli Stati Uniti si apre un nuovo fronte di scontro tra politica e istituzioni finanziarie. L’ufficio del procuratore distrettuale del District of Columbia ha avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, in relazione ai lavori di ristrutturazione della sede centrale della banca centrale a Washington. L’inchiesta punta a verificare se Powell abbia fornito informazioni non corrette al Congresso sulla portata e sui costi del progetto.
La notizia, riportata dal New York Times, riguarda una verifica dettagliata delle dichiarazioni rese dal numero uno della Fed e un controllo puntuale dei registri di spesa legati alla riqualificazione dell’edificio. L’autorizzazione all’apertura dell’indagine sarebbe arrivata già lo scorso novembre, per decisione della procuratrice Jeanine Pirro, figura storicamente vicina all’amministrazione Trump.
La risposta di Powell: “È un pretesto”
La reazione del presidente della Federal Reserve non si è fatta attendere. Powell ha definito l’inchiesta un pretesto e l’ha inserita nel quadro delle pressioni esercitate dalla Casa Bianca sulla banca centrale. In una dichiarazione ufficiale ha ribadito il proprio rispetto per lo stato di diritto e per il principio di responsabilità, sottolineando che nessuno, nemmeno il presidente della Fed, può considerarsi al di sopra della legge.
Allo stesso tempo, ha lasciato intendere che l’iniziativa giudiziaria rischia di essere letta come uno strumento di pressione politica in un momento particolarmente delicato per la politica monetaria americana.
L’intervento di Trump e la questione dei tassi
Il caso si inserisce in una fase di forte tensione tra Donald Trump e Jerome Powell. Il mandato del presidente della Federal Reserve scade a maggio e la scelta del suo successore è già al centro del dibattito politico. Trump ha più volte criticato Powell per la gestione dei tassi di interesse, giudicati troppo elevati, accusandolo di aver danneggiato l’economia e milioni di cittadini.
In un’intervista a Nbc News, il presidente ha negato di essere coinvolto direttamente nell’inchiesta, ma ha ribadito il proprio giudizio negativo sull’operato della Fed, sostenendo che l’unica vera pressione su Powell dovrebbe arrivare dall’opinione pubblica per una politica monetaria più espansiva.
Gli ex governatori difendono l’autonomia della Fed
A difesa di Powell e dell’istituzione sono intervenuti i tre ex presidenti della Federal Reserve ancora in vita: Janet Yellen, Ben Bernanke e Alan Greenspan. In un documento congiunto, firmato anche da numerosi ex segretari al Tesoro ed esponenti di primo piano dell’amministrazione economica americana, l’inchiesta viene definita un attacco senza precedenti all’indipendenza della banca centrale.
Secondo i firmatari, l’uso dello strumento giudiziario per mettere sotto pressione la Fed è una pratica tipica dei Paesi con istituzioni deboli e rischia di produrre effetti negativi su inflazione, mercati e stabilità economica. Negli Stati Uniti, sottolineano, lo stato di diritto e l’autonomia delle istituzioni rappresentano uno dei pilastri del successo economico del Paese.
Una frattura che dura da mesi
Lo scontro tra Trump e Powell va avanti da tempo. Già in autunno il presidente aveva dichiarato apertamente di voler sostituire il numero uno della Fed il prima possibile, lamentando la prudenza con cui la banca centrale ha gestito i tagli ai tassi, soprattutto dopo l’introduzione dei dazi e la conseguente volatilità dei mercati.
Dietro la disputa c’è una questione centrale: il principio dell’indipendenza della banca centrale, considerato un dogma dell’economia americana. La Casa Bianca, intanto, ha avviato una serie di colloqui per individuare il possibile successore di Powell, valutando diversi profili tra economisti, accademici e manager finanziari.
Le reazioni dei mercati
L’apertura dell’indagine ha avuto un impatto immediato anche sui mercati finanziari. L’indice del dollaro è sceso intorno a quota 98,9, interrompendo una serie positiva durata quattro sedute. Gli investitori temono che il procedimento giudiziario possa mettere in discussione l’autonomia della Federal Reserve e alimentare nuove incertezze sulla futura politica monetaria.
Il caso Powell, dunque, non è solo una questione giudiziaria, ma rappresenta un nuovo capitolo nello scontro tra potere politico e istituzioni economiche, con potenziali ricadute sull’equilibrio finanziario degli Stati Uniti e sulla credibilità della banca centrale più influente del mondo.
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