di Redazione

Organizzazioni per i diritti umani parlano di decine di morti. Il regime degli Ayatollah accusa Washington di sostenere la dissidenza. Trump minaccia di intervenire

 

 

Notte di scontri e proteste a Teheran, dove migliaia di persone sono scese in strada sfidando le forze di sicurezza, mentre slogan contro il regime riecheggiavano nei quartieri della capitale sotto la copertura di un blackout quasi totale di Internet. Le manifestazioni, represse con arresti e cariche, rappresentano la più vasta mobilitazione contro le autorità religiose degli ultimi tre anni. La rivolta, esplosa due settimane fa nei bazar di Teheran sullo sfondo di una crisi economica sempre più profonda, si è rapidamente estesa ad altre città del Paese, assumendo un carattere apertamente politico. Alle rivendicazioni sociali si sono affiancate richieste esplicite di estromissione della leadership re la fine del sistema teocratico. Il governo iraniano ha attribuito la responsabilità delle proteste agli Stati Uniti, accusati di fomentare dall’esterno la dissidenza-

La risposta delle autorità si è fatta sempre più dura. Organizzazioni per i diritti umani parlano di decine di morti e denunciano un uso crescente e indiscriminato della forza da parte delle forze di sicurezza. Sabato, diversi gruppi di monitoraggio hanno lanciato l’allarme per l’inasprimento della repressione, mentre il flusso di informazioni dal Paese resta frammentario e difficile da verificare a causa delle restrizioni sulle comunicazioni.

Sul piano internazionale il  presidente degli Stati Uniti Donald Trump  è intervenuto dichiarando che Washington è “pronta ad aiutare” i manifestanti, avvertendo che Teheran rischia “grossi guai” per il modo in cui sta soffocando le proteste. Le dichiarazioni sono state respinte dalle autorità iraniane, che parlano di ingerenze straniere e complotti orchestrati dall’estero. E intanto continua blackout digitale continua. Secondo NetBlocks, organismo indipendente che monitora la connettività globale, l’interruzione di Internet in Iran ha superato le 60 ore consecutive. “Questa misura di censura rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento decisivo per il futuro del Paese”, ha scritto NetBlocks su X, sottolineando che l’oscuramento delle comunicazioni ostacola la documentazione indipendente degli eventi e rende sempre più difficile stabilire l’entità reale della repressione e il bilancio delle vittime.

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