di Redazione

La Fondazione Narges Mohammadi denuncia sparatorie di massa e migliaia di arresti. Teheran avverte gli Usa: “Se ci attaccate reagiremo contro Israele e le basi americane”

La repressione delle proteste in Iran si è trasformata in un bagno di sangue. Secondo la Fondazione della Nobel per la Pace Narges Mohammadi e fonti dell’opposizione, oltre 2.000 manifestanti sarebbero stati uccisi nelle ultime 48 ore, mentre Human Rights Activists News Agency conferma almeno 490 morti e più di 10.600 arresti dall’inizio delle manifestazioni, giunte al sedicesimo giorno. Le autorità iraniane parlano anche di 48 vittime tra le forze di sicurezza.

Video diffusi sui social mostrano sparatorie ad altezza d’uomo e corpi ammassati negli ospedali. Le famiglie delle vittime denunciano ostacoli nel recupero delle salme e richieste di denaro per la restituzione dei corpi.Le proteste, scatenate dal crollo della valuta e dalla crisi economica, si sono rapidamente trasformate in una contestazione diretta al regime, la più grave dai moti di “Donna, vita e libertà” del 2022. Dall’esilio negli Stati Uniti, Reza Pahlavi ha invitato i cittadini a continuare la mobilitazione, dichiarandosi pronto a tornare in Iran per guidare una transizione politica.

Sul piano internazionale cresce la tensione. Donald Trump ha espresso sostegno ai manifestanti e sta valutando nuove sanzioni, cyberattacchi e possibili azioni militari. Teheran ha avvertito che qualsiasi attacco statunitense provocherebbe una reazione contro Israele e le basi americane nella regione. Israele intanto ha innalzato il livello di allerta e ribadito il proprio appoggio alle proteste.

 

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Iran, Trump valuta l’intervento. Secondo alcune fonti i morti sarebbero migliaia proviene da Associated Medias.