di Ennio Bassi

Per il presidente francese, è tempo che l’Europa esca dal ruolo di spettatrice e costruisca un’autonomia strategica vera, in un mondo sempre più segnato da competizione e disordine globale

Con parole dure e toni netti, Emmanuel Macron ha rilanciato la sua visione di un’Europa più autonoma e meno dipendente dalle logiche delle grandi potenze. Davanti al corpo diplomatico francese riunito all’Eliseo, il presidente ha denunciato l’aggressività crescente degli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump e ha definito la politica estera americana un nuovo tipo di imperialismo, “svincolato da regole comuni” e “tentato di spartire il mondo come una mappa di conquista”.

Ma l’attacco più concreto è arrivato sul piano commerciale, con l’annuncio ufficiale che la Francia voterà contro l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur. Un’intesa che, a detta di Macron, “non può essere firmata in queste condizioni”, perché incontra un “rifiuto politico unanime” sia all’Assemblea Nazionale che al Senato francese. Il capo dell’Eliseo ha riconosciuto alcuni progressi ottenuti dalla Commissione europea, ma ha chiarito che non bastano. “Continuerò a battermi – ha aggiunto – per la piena attuazione degli impegni presi e per la tutela concreta dei nostri agricoltori”.

Il no all’accordo con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay arriva in un momento già teso nei rapporti tra Parigi e Washington. Macron ha tracciato un quadro preoccupato dell’ordine mondiale, evocando un ritorno a logiche da Guerra Fredda aggiornate ai tempi della globalizzazione. Ha definito “neocoloniale” l’approccio americano in aree come il Venezuela e ha criticato il modo in cui gli Stati Uniti, a suo dire, “si stanno allontanando dai propri alleati e dalle regole multilaterali che loro stessi avevano contribuito a creare”.

Il presidente francese non ha nascosto il riferimento alle ultime tensioni legate all’operazione americana in Venezuela e alla provocatoria proposta di Trump sull’acquisto della Groenlandia. Per Macron, siamo in un’epoca in cui le grandi potenze “tentano apertamente di spartirsi il mondo” e trattano le nazioni medie o piccole “come pedine”.

Nel lungo discorso, Macron ha più volte fatto riferimento alla prossima presidenza francese del G7 e alla necessità di riformare la governance globale. A suo avviso, l’Europa non deve contrapporsi ai nuovi attori emergenti come i BRICS, ma deve costruire alleanze inclusive per un multilateralismo più efficace. Un appello diretto a superare la logica della contrapposizione tra blocchi e a rinnovare istituzioni come l’ONU, che oggi appaiono incapaci di contenere le derive unilaterali delle grandi potenze.

Macron ha difeso le scelte fatte in questi anni per rafforzare l’autonomia strategica europea e ha invitato i diplomatici francesi a non essere meri “commentatori del disordine globale”, ma protagonisti attivi della trasformazione. Ha respinto con forza l’idea di una Francia passiva sullo scenario internazionale, rispondendo indirettamente anche alle recenti critiche dell’ex premier Edouard Philippe, che aveva lamentato un’eccessiva prudenza della diplomazia francese.

Dal canto suo, anche il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha espresso preoccupazione per la deriva globale. In un discorso a Berlino, ha parlato di un mondo che rischia di trasformarsi in un “covo di briganti”, dove i più forti impongono la loro volontà ai più deboli, e ha rivolto critiche non solo alla Russia per l’invasione dell’Ucraina, ma anche agli Stati Uniti, accusati di minare valori condivisi.

Macron, nel rifiutare apertamente l’accordo con il Mercosur, ha voluto mandare un messaggio chiaro: la Francia non accetterà compromessi al ribasso sul clima, sui diritti e sulla protezione dell’agricoltura europea. Un segnale anche verso Bruxelles, che ora dovrà fare i conti con un’opposizione pesante a un’intesa commerciale su cui si lavorava da anni.

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