di Carlo Longo
È iniziato a New York il processo a Nicolás Maduro dopo il blitz Usa in Venezuela. Udienza preliminare, minacce di Trump e reazioni internazionali
Davanti al tribunale federale di Manhattan si è aperta la prima udienza del processo a Nicolás Maduro, l’ex presidente venezuelano catturato dagli Stati Uniti nel
corso di un’operazione militare a Caracas. Trasferito a New York, Maduro è comparso in aula con la divisa da detenuto, i piedi incatenati e le cuffie per la traduzione simultanea. Alla richiesta di confermare la propria identità, ha ribadito di considerarsi il legittimo presidente del Venezuela, dichiarandosi innocente e definendosi un “prigioniero di guerra”.
Il giudice federale Alvin Hellerstein ha fissato la prossima udienza per il 17 marzo, mentre la difesa è stata affidata all’avvocato Barry Pollack, noto per aver rappresentato Julian Assange.
Le accuse e la linea degli Stati Uniti
Maduro deve rispondere di accuse pesanti, che includono cospirazione per narcotraffico, terrorismo e importazione di cocaina negli Stati Uniti. Washington ha definito l’operazione non come un atto di guerra, ma come un’azione di polizia internazionale basata su incriminazioni in vigore da anni. Questa linea è stata ribadita anche in sede Onu, dove i rappresentanti statunitensi hanno escluso qualsiasi ipotesi di occupazione del Venezuela.
Secondo il Pentagono, il blitz che ha portato alla cattura dell’ex leader venezuelano ha coinvolto quasi 200 militari delle forze speciali, un dettaglio che ha contribuito ad alimentare il dibattito internazionale sulla portata dell’intervento.
Delcy Rodríguez presidente ad interim
Dopo l’arresto di Maduro, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha giurato come presidente ad interim del Venezuela. La Corte Suprema le ha assegnato un mandato iniziale di 90 giorni, prorogabile, introducendo il concetto di “assenza forzata” del presidente deposto. Una scelta che ha evitato, almeno per ora, la convocazione immediata di nuove elezioni.
Rodríguez ha lanciato segnali di apertura al dialogo internazionale, ma resta nel mirino di Stati Uniti e Unione europea, che la considerano parte integrante del precedente sistema di potere.
Trump rilancia: minacce e ambizioni geopolitiche
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accompagnato l’avvio del processo con dichiarazioni dure, sostenendo che Washington “controlla il Venezuela” e minacciando un secondo intervento militare qualora Caracas non rispetti le richieste americane. Trump ha inoltre ribadito le mire strategiche sulla Groenlandia e lanciato avvertimenti a Paesi come Colombia, Cuba e Messico, mentre nei confronti dell’Iran ha promesso un “colpo durissimo” in caso di repressione violenta delle proteste.
Reazioni internazionali e proteste
La rimozione di Maduro ha provocato reazioni contrastanti sulla scena globale. Russia e China hanno espresso una condanna definita “tiepida”, mentre il segretario generale dell’Onu António Guterres ha manifestato forte preoccupazione per il rispetto del diritto internazionale e per le conseguenze destabilizzanti dell’azione americana.
In Venezuela, migliaia di sostenitori chavisti sono scesi in piazza a Caracas per chiedere la liberazione dell’ex presidente, definendo l’operazione statunitense un rapimento. Parallelamente, secondo i dati del settore marittimo, diverse petroliere cariche di greggio hanno lasciato le acque venezuelane, segnale di un possibile impatto immediato sul mercato energetico.
Un caso destinato a segnare un precedente
Il processo a Nicolás Maduro non è solo un evento giudiziario, ma un passaggio cruciale negli equilibri geopolitici dell’emisfero occidentale. Tra accuse penali, pressioni militari e tensioni diplomatiche, l’udienza di New York apre una fase nuova e altamente instabile, destinata a influenzare i rapporti tra Stati Uniti, America Latina e comunità internazionale per molto tempo.
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