di Martina Esposito
Sullo sfondo, crescono le tensioni regionali mentre Donald Trump apre al dialogo con il presidente colombiano Gustavo Petro
Il bilancio dell’operazione militare condotta dagli Stati Uniti a Caracas sarebbe salito a cento morti. A renderlo noto è stato il ministro dell’Interno venezuelano, Diosdado Cabello, intervenuto durante una trasmissione della televisione di Stato. Secondo Cabello, l’azione — definita “un attacco devastante contro il Paese” — ha provocato anche un numero analogo di feriti, e il conteggio potrebbe non essere definitivo. Tra le vittime, ha aggiunto, figurano numerosi civili, comprese donne colpite mentre si trovavano nelle proprie abitazioni durante il raid.
Nei giorni precedenti le autorità di Caracas avevano parlato di circa ottanta morti. Tra questi, stando alle informazioni diffuse dal governo venezuelano e confermate da Cuba, vi sarebbero 24 militari e 32 membri della sicurezza presidenziale di nazionalità cubana. L’operazione, avvenuta sabato scorso, aveva come obiettivo la cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores. Entrambi, ha riferito Cabello, sono rimasti feriti: Flores avrebbe riportato una lesione alla testa e traumi al corpo, mentre Maduro sarebbe stato colpito a una gamba. Le loro condizioni, secondo il ministro, sarebbero in miglioramento. Durante una successiva comparizione in tribunale a New York, Flores era apparsa con segni visibili delle ferite, mentre i legali avevano parlato anche di contusioni alle costole.
Sul piano diplomatico, la crisi venezuelana ha avuto immediate ripercussioni regionali. Dopo le dure dichiarazioni dei giorni scorsi, Donald Trump ha annunciato di aver avuto un colloquio telefonico con il presidente colombiano Gustavo Petro, invitandolo alla Casa Bianca. Il presidente statunitense ha descritto la conversazione come “costruttiva”, spiegando che Petro lo ha contattato per discutere di narcotraffico, Venezuela e delle tensioni tra i due Paesi. L’incontro, ha precisato Trump, è ora in fase di preparazione con il coinvolgimento del segretario di Stato Marco Rubio e della diplomazia colombiana.
Petro, parlando poco dopo alla folla riunita a Bogotá, ha confermato la telefonata e ha sottolineato la necessità di riaprire canali di dialogo ad alto livello per evitare un’escalation. Nel corso del confronto con Trump, durato circa un’ora, il presidente colombiano ha difeso la propria strategia contro il traffico di droga, sostenendo che la sostituzione volontaria delle coltivazioni di coca sia più efficace delle misure coercitive. Ha inoltre ricordato il proprio passato di lotta contro i cartelli e l’intreccio tra narcotraffico e politica, avvertendo che l’assenza di dialogo, come insegna la storia colombiana, può condurre al conflitto armato.
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