di Corinna Pindaro

La variante K dell’influenza A/H3N2 sta causando forme più severe con polmoniti anche nei giovani. Esperti avvertono: picco imminente, attenzione ai sintomi respiratori e utilità del vaccino

variante k

L’attuale stagione influenzale è segnata dalla diffusione della variante K del virus A/H3N2, che sta colpendo in modo particolarmente intenso la popolazione italiana. L’epidemia è in crescita su tutto il territorio nazionale e, secondo gli esperti, il momento più critico deve ancora arrivare.

L’epidemiologo Giovanni Rezza, oggi professore all’Università Vita-Salute San Raffaele, conferma che il picco dei contagi è atteso entro la prima metà di gennaio. Pur ribadendo che la vaccinazione antinfluenzale andrebbe effettuata a inizio stagione, Rezza sottolinea che anche una somministrazione tardiva può offrire protezione nella fase finale dell’ondata epidemica.

I numeri della sorveglianza e l’aumento dei casi gravi

A destare preoccupazione è soprattutto l’andamento delle sindromi respiratorie acute. A fine dicembre, il sistema di sorveglianza Istituto Superiore di Sanità ha registrato oltre 816mila casi in una sola settimana, con un incremento di quasi 100mila rispetto al periodo precedente. Più del 40% delle infezioni è attribuibile a virus influenzali e, nella maggioranza dei casi, proprio alla variante K.

L’impatto è particolarmente rilevante tra i bambini sotto i quattro anni, che rappresentano la fascia più colpita. In questa classe di età l’incidenza risulta tripla rispetto alla media nazionale, un dato che contribuisce ad aumentare la pressione su pediatri e strutture sanitarie.

Polmoniti in crescita anche tra i giovani

Il quadro clinico più allarmante riguarda l’aumento delle polmoniti severe, che non risparmiano neppure le fasce di età più giovani. A lanciare l’allarme è Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Secondo Bassetti, si osservano sempre più frequentemente polmoniti impegnative che esordiscono dopo alcuni giorni di febbre elevata, accompagnata da forte spossatezza e dolori muscolari diffusi.

Il medico ricorda che l’influenza non è una patologia banale: in assenza di una risposta immunitaria efficace, il virus può raggiungere i polmoni e causare una polmonite interstiziale grave, con dinamiche che richiamano quelle osservate durante la pandemia di Covid-19. Il recente caso della morte di una dodicenne a Padova ha reso evidente quanto queste complicanze possano evolvere rapidamente.

I segnali da non sottovalutare

Secondo Bassetti, il vero campanello d’allarme non è tanto la febbre, quanto la comparsa di difficoltà respiratorie. Tosse intensa associata a dolori toracici importanti deve spingere a rivolgersi immediatamente al pronto soccorso, perché in questi casi può rendersi necessario il supporto intensivo, fino all’intubazione o all’utilizzo dell’Ecmo nei quadri più complessi.

In assenza di complicanze, soprattutto nei soggetti giovani e non fragili, l’influenza può essere gestita a domicilio. Tuttavia, la comparsa di sintomi respiratori severi cambia completamente lo scenario clinico.

Sintomi e durata dell’infezione da variante K

Dal punto di vista dei sintomi, l’infezione da variante K non si discosta in modo sostanziale dall’influenza stagionale classica. Febbre, brividi, malessere generale, dolori muscolari e articolari, cefalea, tosse e mal di gola rappresentano il quadro più frequente. Nei bambini possono comparire anche disturbi gastrointestinali.

L’incubazione varia generalmente da uno a quattro giorni. La contagiosità può iniziare prima della comparsa dei sintomi e proseguire per circa una settimana, con una durata maggiore nei bambini e nei soggetti immunodepressi. Nella maggior parte dei casi la guarigione avviene entro 7-10 giorni, anche se alcuni disturbi possono persistere più a lungo.

Il ruolo delle mascherine e la pressione sugli ospedali

Di fronte a una stagione definita “molto aggressiva”, i medici di famiglia invitano a recuperare alcune misure di protezione. La FIMMG consiglia l’uso delle mascherine a chi presenta sintomi respiratori, per ridurre il rischio di contagio delle persone più fragili, insieme a una scrupolosa igiene delle mani.

Il segretario nazionale Silvestro Scotti segnala un aumento significativo dei ricoveri per polmoniti e bronchiti, in particolare in alcune regioni come la Campania, dove l’incidenza è tra le più alte d’Italia. L’avvicinarsi del picco potrebbe tradursi in una maggiore congestione dei pronto soccorso e dei reparti ospedalieri.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Secondo Rezza, l’andamento dell’epidemia dipenderà dalla velocità di crescita dei contagi. Sebbene il picco sia atteso entro metà gennaio, l’incidenza potrebbe rimanere elevata anche successivamente. È proprio in prossimità del picco che aumenta il rischio di sovraccarico del sistema sanitario.

Superata la fase più acuta, la durata e l’ampiezza della curva epidemica determineranno l’impatto complessivo della stagione influenzale. Nel frattempo, attenzione ai sintomi, protezione dei fragili e prudenza restano le armi principali per affrontare una delle stagioni influenzali più impegnative degli ultimi anni.

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