di Corinna Pindaro

A Trapani crolla il progetto sportivo di Valerio Antonini. Tra penalizzazioni, mancati pagamenti e società in fuga, basket e calcio rischiano un epilogo amaro che lascia la città delusa

trapaniC’è stato un tempo recente in cui Trapani era invasa da manifesti con il volto di Valerio Antonini, accompagnati dallo slogan “Io ci credo e tu?”. Un messaggio che aveva attecchito in una città desiderosa di riscatto sportivo. L’imprenditore romano, arrivato in Sicilia anche per legami familiari, era stato accolto come l’uomo capace di cambiare il destino del calcio e del basket locale. Oggi, però, quell’immagine appare sbiadita, sostituita da una crisi che sembra ormai irreversibile.

Il segnale più evidente è arrivato con la rinuncia della Trapani Shark alla sfida contro la Virtus Bologna. Un forfait che comporta una pesante sanzione economica, un’ulteriore penalizzazione in classifica e soprattutto lo spettro dell’esclusione dal campionato di Serie A1 in caso di una nuova assenza.

Debiti fiscali e penalizzazioni a catena

Alla base del tracollo ci sono pendenze legate a Irpef e Iva che hanno bloccato il mercato e minato la tenuta delle società. La situazione non è migliore per il calcio: la squadra granata, già penalizzata a inizio stagione in Serie C, rischia nuove sanzioni dopo ulteriori deferimenti per mancati versamenti fiscali e stipendi non pagati correttamente.

Basket e calcio sembrano così avviati verso un destino comune, segnato da un finale inglorioso. Nella pallacanestro la crisi è esplosa con l’addio di Jasmin Repeša, protagonista della recente rinascita sportiva. A seguire hanno lasciato anche il capitano Mirza Alibegović e altri elementi chiave della squadra, dando il via a una vera e propria fuga da Trapani.

I sogni di grandezza e il progetto mediatico

Solo pochi anni fa, Antonini parlava di progetti ambiziosi e di un futuro radioso. Aveva rilevato il calcio portandolo dalla Serie D a una promozione record e riportato il basket ai massimi livelli nazionali. In quel periodo arrivarono anche riconoscimenti simbolici, come la cittadinanza onoraria conferita dall’allora sindaco Giacomo Tranchida, rapporto poi degenerato in uno scontro aperto.

L’imprenditore aveva esteso le sue ambizioni anche al mondo dei media, acquisendo la storica emittente Telesud. Doveva diventare una tv di respiro nazionale, ma il progetto si è arenato: macchinari pignorati, dipendenti licenziati e un futuro incerto affidato a una web tv ancora tutta da costruire.

Promesse mancate e tensioni con le istituzioni

Tra i simboli più evidenti delle promesse non mantenute c’è il palazzo destinato a diventare la sede delle società sportive e un museo della lotta alla mafia, dedicato al magistrato Gian Giacomo Ciaccio Montalto. Anche quel progetto è rimasto sulla carta, con l’immobile rivenduto e una scia di contenziosi legali davanti al tribunale di Trapani.

Nel tentativo di reagire a quello che percepiva come un accerchiamento politico e istituzionale, Antonini ha persino fondato un movimento politico, Futuro, accompagnato da slogan che richiamavano modelli internazionali. Un’iniziativa che non ha però invertito la rotta di una crisi sempre più profonda.

L’inizio della fine tra sport e politica

Due episodi segnano simbolicamente l’inizio del declino. Il primo riguarda la concessione del palazzetto dello sport, contestata dal Comune dopo il cambio di ragione sociale della società di basket. Il secondo è il progetto di una cittadella dello sport, presentato come fiore all’occhiello ma irrealizzabile perché previsto su terreni demaniali.

Nel frattempo, la vicenda ha assunto anche contorni politici regionali, con polemiche legate a contributi pubblici e rapporti di consulenza che hanno alimentato sospetti e divisioni.

Una città delusa davanti alle macerie

Quella che si sta consumando a Trapani non è soltanto una crisi sportiva. È il fallimento di una narrazione che aveva acceso speranze e mobilitato una comunità intera. Il “ciclone Antonini”, accolto come una forza capace di cambiare tutto, sembra essersi trasformato in un vento debole che lascia dietro di sé soltanto macerie, imbarazzi per il movimento sportivo nazionale e una città chiamata ancora una volta a fare i conti con promesse non mantenute.

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