di Corinna Pindaro
Nel messaggio di fine 2025, Dmitry Medvedev attacca duramente Zelensky, rivendica i successi della Russia e lancia pesanti minacce. Un discorso tra propaganda e intimidazioni
Più che un bilancio di fine anno, quello diffuso da Dmitry Medvedev sul suo canale Telegram appare come un lungo attacco politico condito da toni aggressivi e riferimenti minacciosi. L’ex presidente russo, oggi tra le figure più influenti dell’apparato di potere del Cremlino, ha utilizzato il consueto messaggio di fine anno per ribadire la propria visione del conflitto e colpire verbalmente i nemici della Russia, in particolare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Pur senza citarlo mai direttamente, il bersaglio delle sue parole appare evidente. Il messaggio arriva a ridosso della fine del 2025 e assume i contorni di una vera dichiarazione ideologica, più che di una riflessione sull’anno appena trascorso.
Il bilancio del 2025 secondo il Cremlino
Nel suo intervento, Medvedev sostiene che la Russia abbia superato indenne le difficoltà economiche e militari previste dall’Occidente. A suo dire, le previsioni catastrofiche formulate negli anni precedenti non si sarebbero avverate, mentre la realtà avrebbe persino superato le aspettative del Cremlino.
Secondo l’ex presidente, le forze armate russe continuano a colpire efficacemente i nemici, l’economia nazionale avrebbe retto alle sanzioni internazionali e il rublo mostrerebbe segnali di forza. Da questa lettura nasce la convinzione che la vittoria russa sia ormai inevitabile, anche guardando al 2026.
L’attacco personale contro Zelensky
Il passaggio più duro del messaggio riguarda però il presidente ucraino. Medvedev allude a presunti tentativi di attacco contro luoghi legati a Vladimir Putin e accusa Zelensky di aver auspicato la morte non di una singola persona, ma dell’intera leadership russa.
Pur evitando di invocare apertamente violenza, il tono resta estremamente aggressivo. Medvedev arriva a evocare la morte come presenza costante intorno al leader ucraino, utilizzando espressioni volutamente provocatorie e offensive, che segnano un ulteriore irrigidimento della retorica russa.
Insulti e propaganda nel messaggio di fine anno
Nel passaggio conclusivo, l’ex presidente russo adotta un linguaggio apertamente derisorio, definendo Zelensky come una sorta di “creatura anomala” da esporre in un museo, in riferimento alla Kunstkamera di San Pietroburgo. Il riferimento, volutamente grottesco, è accompagnato da un linguaggio pseudo-scientifico e da un immaginario fantascientifico che sfocia nell’insulto personale.
Secondo Medvedev, il leader ucraino apparterrebbe addirittura a una fantomatica razza aliena, un’espressione che sembra voler ridicolizzare l’avversario piuttosto che avanzare un messaggio politico strutturato.
Un messaggio che segna il clima del 2026
Il discorso di fine anno di Medvedev non lascia spazio a segnali di distensione. Al contrario, conferma l’inasprimento della comunicazione russa e rafforza l’idea di un conflitto destinato a proseguire anche nel 2026, accompagnato da una propaganda sempre più aggressiva.
Le parole del consigliere di Vladimir Putin mostrano come la narrazione ufficiale del Cremlino continui a puntare su forza, vittoria e delegittimazione dell’avversario, in un contesto internazionale sempre più teso e polarizzato.
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