di Carlo Longo

La Corte Suprema israeliana sospende la commissione voluta da Netanyahu sul massacro del 7 ottobre. Stop all’indagine e alle audizioni: polemiche su imparzialità e responsabilità politiche

netanyahuArriva un duro colpo per Benjamin Netanyahu sul fronte interno. La Corte Suprema israeliana ha ordinato la sospensione immediata dei lavori della commissione d’inchiesta sul massacro del 7 ottobre 2023, istituita dal governo e affidata al Controllore dello Stato Matanyahu Englman. Secondo i giudici, l’organismo non garantirebbe i requisiti minimi di imparzialità richiesti per un’indagine di tale portata.

L’ordinanza impone a Englman di interrompere ogni attività investigativa e gli vieta espressamente sia di procedere con interrogatori sia di rendere pubbliche conclusioni, anche parziali, già eventualmente elaborate.

Una commissione al centro dello scontro politico

La commissione era da tempo oggetto di forti critiche. Secondo opposizioni, vertici militari e associazioni per la tutela dello Stato di diritto, l’organismo voluto da Netanyahu avrebbe avuto un’impostazione politicizzata, con il rischio di trasformarsi in uno strumento per spostare le responsabilità del fallimento della sicurezza esclusivamente sulle forze armate.

Lo scontro tra governo e opposizioni va avanti da mesi ed è diventato uno dei nodi più delicati del dibattito pubblico israeliano dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

L’intervento dell’esercito e della società civile

A rivolgersi alla Corte Suprema erano stati, tra gli altri, anche rappresentanti dell’esercito e organizzazioni della società civile, preoccupati che l’indagine potesse essere utilizzata per assolvere la leadership politica e scaricare le colpe sui livelli operativi.

Secondo questi soggetti, un evento di tale portata richiede un’inchiesta realmente indipendente, capace di analizzare non solo le responsabilità militari ma anche le decisioni strategiche prese dal governo negli anni precedenti all’attacco.

Le critiche: «Serve una vera commissione statale»

Il Movimento per un governo di qualità ha accolto con favore la decisione della Corte. In una nota, l’organizzazione ha sottolineato che «un evento come il disastro del 7 ottobre richiede un’indagine completa, indipendente e imparziale, che solo una commissione statale può garantire».

Anche ambienti militari avrebbero espresso soddisfazione per lo stop, temendo che la commissione voluta dall’esecutivo finisse per attribuire all’Idf responsabilità sproporzionate, ignorando il ruolo della leadership politica e le scelte strategiche compiute negli anni precedenti.

Il nodo delle responsabilità politiche

Al centro delle polemiche resta il rapporto del governo Netanyahu con Hamas prima dell’attacco. In particolare, viene contestata la linea di “contenimento” adottata negli anni, che avrebbe incluso il via libera a flussi finanziari – in larga parte provenienti dal Qatar – destinati all’organizzazione islamista.

Secondo i critici, proprio quelle scelte avrebbero contribuito a rafforzare Hamas, rendendo possibile l’attacco del 7 ottobre. Una verità che, secondo molti, rischiava di essere oscurata da un’inchiesta non pienamente indipendente.

Un nuovo fronte politico per Netanyahu

La decisione della Corte Suprema rappresenta quindi un passaggio cruciale nello scontro istituzionale in Israele. Oltre al conflitto esterno e alle tensioni regionali, il premier si trova ora a gestire una frattura interna sempre più profonda, che mette in discussione la sua leadership e la sua gestione della sicurezza nazionale.

Nei prossimi giorni sarà decisivo capire se verrà istituita una vera commissione statale d’inchiesta, come chiedono opposizione, esercito e società civile, o se il confronto politico si inasprirà ulteriormente.

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