di Emilia Morelli

L’ex ambasciatore Umberto Vattani spiega perché l’ambiguità sul Donbass può favorire la pace tra Russia e Ucraina. “Servono compromessi, ruolo centrale all’ONU e realismo diplomatico”.

vattani«Si esce dall’ambiguità solo a proprio danno». Con questa citazione del cardinale di Retz, l’ambasciatore Umberto Vattani – già segretario generale della Farnesina – sintetizza nel corso di un’intervista rilasciata a Il Messaggero la sua visione su come potrebbe essere affrontata una possibile soluzione al conflitto in Ucraina. Secondo Vattani, mantenere una certa indeterminatezza sul futuro dei territori contesi del Donbass potrebbe favorire un accordo di pace, evitando irrigidimenti che rischierebbero di far saltare ogni negoziato.

L’idea è che entrambe le parti possano continuare a sostenere la propria posizione senza costringere l’altra a una resa formale. «Gli ucraini – spiega – potranno continuare a considerare quei territori parte del proprio Paese, mentre i russi potranno affermare di averli annessi. Uscire da questa ambiguità non gioverebbe a nessuno».

Precedenti storici e soluzioni pragmatiche

Secondo l’ex diplomatico, la storia offre diversi esempi di soluzioni simili. Dalla Germania divisa per quarant’anni tra Est e Ovest, fino al caso di Cipro, dove le parti continuano a rivendicare territori senza una soluzione definitiva condivisa. «Sono compromessi imperfetti, ma hanno permesso di evitare conflitti diretti», sottolinea.

In quest’ottica, l’obiettivo non dovrebbe essere una definizione immediata dei confini, ma la stabilizzazione della situazione sul terreno, riducendo le possibilità di escalation militare.

Il nodo della sicurezza dell’Ucraina

Un altro punto centrale è quello delle garanzie di sicurezza. Per Vattani, l’ingresso dell’Ucraina nella Nato non rappresenta l’unica opzione possibile. «Serve una divisione dei ruoli tra Europa e Stati Uniti. Gli americani hanno capacità di controllo e monitoraggio uniche, grazie ai satelliti e ai sistemi di intelligence. L’Europa, invece, può assumere un ruolo operativo sul campo».

Tuttavia, la presenza diretta di truppe europee non è gradita a Mosca. Da qui la necessità di individuare una soluzione alternativa.

Il ruolo delle Nazioni Unite

Secondo l’ex ambasciatore, la risposta più efficace potrebbe arrivare dalle Nazioni Unite. «Una missione Onu permetterebbe di evitare provocazioni e ridurre le tensioni. Sotto quella bandiera potrebbero operare anche contingenti europei, senza dare l’impressione di una minaccia diretta alla Russia».

Per Vattani, è essenziale evitare atteggiamenti di orgoglio politico: «Non serve dire “ci siamo noi europei”. L’obiettivo è garantire la pace, non rivendicare primati».

 

Il futuro del Donbass e i limiti del realismo

Resta aperta la questione dei territori occupati. Mosca rivendica anche aree che non controlla completamente, e questo complica qualsiasi trattativa. «È irrealistico pensare che la Russia si ritiri completamente», osserva Vattani. «A un certo punto sarà necessario accettare una soluzione imperfetta, mantenendo una zona grigia che consenta di fermare la guerra».

Secondo l’ex diplomatico, la diplomazia dovrà lavorare lontano dai riflettori, con pazienza e pragmatismo: «Per fare la guerra basta uno solo, per fare la pace servono in due».

 

Una pace difficile ma possibile

L’intervista restituisce l’immagine di una trattativa complessa, in cui nessuna delle parti potrà ottenere tutto ciò che desidera. Tuttavia, per Vattani, l’ambiguità controllata potrebbe rappresentare l’unica via praticabile per porre fine al conflitto senza umiliazioni né nuove escalation.

 

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