di Redazione

La Digos ha condotto un’ampia operazione in otto città italiane, perquisendo abitazioni e sedi di associazioni coinvolte in un’indagine su presunti finanziamenti illeciti a favore di Hamas. Tra gli arrestati figura un esponente di un’associazione pro-Palestina

In un’operazione coordinata a livello nazionale, la polizia italiana ha perquisito 17 immobili, tra abitazioni private e sedi di associazioni, nell’ambito di un’indagine su presunti finanziamenti illeciti destinati ad Hamas. L’azione, condotta dalla Digos, ha interessato diverse città tra cui Genova, Torino, Bologna, Bergamo, Firenze, Monza, Lodi e Sassuolo, in provincia di Modena.

Durante le perquisizioni, le forze dell’ordine hanno sequestrato una somma complessiva di 1 milione e 80mila euro in contanti, insieme a computer, supporti digitali e dispositivi elettronici. Il materiale sarà sottoposto ad analisi forense nei prossimi giorni per ricostruire eventuali flussi di denaro e comunicazioni legate all’organizzazione sotto accusa.

Secondo quanto emerso dalle indagini, le persone coinvolte avrebbero raccolto fondi presentati come aiuti umanitari, destinati in realtà — sempre secondo l’accusa — a finanziare attività legate al gruppo islamista Hamas, riconosciuto come organizzazione terroristica dall’Unione Europea.

Sette uomini sono stati arrestati sabato scorso, mentre per altri due è stato emesso un mandato di arresto: entrambi risultano al momento irreperibili. Tra i fermati c’è anche Mohammad Hannoun, noto per il suo ruolo all’interno dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese. Gli investigatori lo indicano come un presunto affiliato ad Hamas, impegnato all’estero nella raccolta fondi per conto del gruppo. L’inchiesta, ancora in corso, punta ora a fare luce sull’intera rete di contatti, le modalità di trasferimento del denaro e il possibile coinvolgimento di altri soggetti o organizzazioni.

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