di Velia Iacovino

Nell’omelia di San Pietro, Leone XIV denuncia un’economia che mercifica l’uomo e richiama alla dignità di ogni persona: senza accoglienza dei poveri, dei bambini e degli stranieri non c’è spazio per Dio.

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Nel suo primo Natale da Pontefice, Papa Leone XIV ha celebrato nella basilica di San Pietro un’omelia fortemente segnata dal contrasto tra luce e tenebre, speranza e violenza. Citando Sant’Agostino, ha ricordato che «la notte dell’errore» non è l’ultima parola della storia, perché nella notte nasce Cristo, Colui che riscatta l’umanità. Dopo aver chiesto ai potenti del mondo una tregua delle armi almeno nel giorno della Natività, il Papa ha indicato nel Bambino di Betlemme la risposta di Dio alle attese dei popoli, al dolore dei poveri e alla violenza che attraversa il mondo: una luce mite, ma capace di illuminare e salvare tutti.

Con parole nette, Leone XIV ha denunciato «un’economia distorta» che riduce l’uomo a merce, contrapponendole il mistero di Dio che si fa uomo per rivelare la dignità infinita di ogni persona. Mentre l’uomo pretende di diventare Dio per dominare, Dio sceglie di farsi uomo per liberare. La forza del cristianesimo, ha spiegato, sta nell’impotenza di un neonato: non bisogna guardare in alto, ma chinarsi, perché è lì che l’onnipotenza divina si manifesta.

Riprendendo accenti già presenti nel messaggio per la Giornata mondiale della pace e citando Benedetto XVI, il Papa ha ribadito che non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo: per i bambini, i poveri, gli stranieri. Accogliere l’altro significa accogliere Dio; rifiutarlo significa escludere entrambi. Così, ha concluso, una stalla può diventare più sacra di un tempio, e il grembo di Maria l’arca della nuova alleanza.

 

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