di Corinna Pindaro

Gli Stati Uniti vietano l’ingresso a Thierry Breton e ad altri cittadini Ue. Bruxelles fa muro contro Washington e difende le regole digitali europee

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L’Unione Europea si compatta contro la decisione degli Stati Uniti di vietare l’ingresso nel Paese all’ex commissario europeo Thierry Breton e ad altre quattro personalità del Continente. Il provvedimento, annunciato dal Dipartimento di Stato guidato da Marco Rubio, accusa i destinatari del bando di aver minato la libertà di espressione. Una motivazione che Bruxelles respinge con fermezza, definendo la misura un attacco diretto ai valori e all’autonomia normativa europea.

La risposta della Commissione europea

Dopo lo shock iniziale, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha reagito con toni durissimi. Bruxelles ha “condannato fermamente” le restrizioni di viaggio, ricordando che la libertà di espressione è un diritto fondamentale in Europa e un valore condiviso nel mondo democratico. La Commissione ha inoltre annunciato di aver chiesto chiarimenti formali a Washington e avvertito che, se necessario, risponderà “rapidamente e con decisione” per difendere la propria sovranità regolamentare.

Perché Breton è nel mirino degli Usa

Thierry Breton è stato commissario europeo dal 2019 al 2024, con deleghe centrali sulla regolamentazione del digitale. Sotto la sua supervisione l’UE ha approvato il Digital Services Act e il Digital Markets Act, norme che impongono obblighi stringenti alle Big Tech in materia di trasparenza, contrasto alla disinformazione, responsabilità sui contenuti e concorrenza leale. Bruxelles rivendica quelle leggi come strumenti indispensabili per tutelare il dibattito democratico e il libero mercato, oltre alle prime linee guida globali sull’intelligenza artificiale.

Proprio queste regole sono da tempo nel mirino dell’amministrazione Trump, vicina agli ambienti della Silicon Valley, che le considera una minaccia alla libertà di espressione. Un fronte di scontro che si aggiunge a quelli su dazi, spese militari e politica estera.

Le reazioni delle grandi capitali europee

La solidarietà a Breton è arrivata rapidamente dalle principali capitali. Il presidente francese Emmanuel Macron ha denunciato “intimidazioni” da parte degli Stati Uniti, ribadendo che l’Europa continuerà a difendere la propria sovranità digitale. Da Berlino, il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha definito il bando “inaccettabile”, mentre anche Madrid ha espresso protesta ufficiale.

A nome di tutti i governi dell’Unione è intervenuto il presidente del Consiglio europeo António Costa, parlando di misure “incompatibili tra alleati, partner e amici”. Von der Leyen ha poi ribadito personalmente il sostegno a Breton, ringraziandolo per il lavoro svolto e assicurando che l’Europa non cederà sulle proprie regole.

Il Parlamento europeo fa quadrato

La tensione si riflette anche a Strasburgo. Il Parlamento europeo, che nella scorsa legislatura aveva approvato il pacchetto digitale nonostante forti pressioni delle Big Tech, difende compatto quelle norme. La capogruppo dei Socialisti Iratxe García Pérez parla di sanzioni “scandalose”, mentre per i liberali di Renew l’eurodeputato Sandro Gozi evoca un clima da maccartismo. Anche il leader del Ppe Manfred Weber ribadisce che il Digital Services Act è uno strumento di difesa della democrazia europea.

Il commento dei media e il caso X

Secondo un editoriale di Le Monde, la mossa americana rappresenta una nuova escalation nel contenzioso tra UE e Stati Uniti sulle piattaforme digitali. Il quotidiano ricorda che il social network X, di proprietà di Elon Musk, è stato recentemente multato per violazioni del Digital Services Act, alimentando ulteriormente lo scontro.

La posizione isolata della Lega in Italia

In Italia, la reazione politica non è stata unitaria. La Lega si è schierata apertamente con Washington, definendo il Digital Services Act una “legge-bavaglio” e rivendicando di essere stata l’unica forza politica ad aver votato contro quelle norme europee.

Una frattura che va oltre il caso Breton

Il caso del divieto d’ingresso a Thierry Breton va oltre la singola figura e segna un passaggio critico nei rapporti transatlantici. In gioco non c’è solo una controversia diplomatica, ma il modello stesso di regolazione del digitale e il ruolo dell’Europa come attore autonomo sulla scena globale. Uno scontro destinato a lasciare strascichi politici e strategici nei mesi a venire.

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L’articolo Divieto Usa a Thierry Breton, l’Europa reagisce: “Attacco alla nostra sovranità digitale” proviene da Associated Medias.