di Emilia Morelli

Dopo le intercettazioni della Procura di Milano, la Consob rivede il dossier sulla scalata Mediobanca-Generali. I precedenti mostrano un’autorità un tempo più rigorosa

consobLa presa di posizione del cosiddetto “Banchiere Anziano” contro la Consob non poteva restare senza conseguenze. Le accuse di aver ignorato segnali evidenti nella complessa operazione che coinvolge Mediobanca e Assicurazioni Generali, passando per Monte dei Paschi di Siena, hanno trovato nuova linfa nelle carte dell’inchiesta della Procura di Milano. In particolare, le intercettazioni hanno rimesso in discussione il parere con cui, lo scorso settembre, la Commissione aveva escluso l’esistenza di un patto occulto tra alcuni protagonisti della partita finanziaria.

Il ripensamento della Consob e le parole di Savona

Alla luce delle nuove evidenze giudiziarie, l’Autorità ha fatto filtrare l’intenzione di riesaminare il dossier. Un segnale arrivato anche dalle parole del presidente Paolo Savona, che in audizione parlamentare ha definito la vicenda «molto delicata». Una possibile revisione che, secondo i critici, rappresenta però una tardiva ammissione di quella che viene descritta come una sottovalutazione iniziale, tanto più evidente se confrontata con l’atteggiamento adottato in casi analoghi del passato.

Il nodo dei “patti parasociali occulti”

Il cuore della questione riguarda l’applicazione delle norme del Testo unico della finanza sui cosiddetti “concerti” tra soci, ovvero accordi non dichiarati che possono far scattare obblighi stringenti come l’Opa. In altre circostanze, la Consob ha individuato questi patti anche in presenza di elementi meno eclatanti rispetto a quelli emersi oggi nell’inchiesta milanese. Da qui l’accusa di un doppio standard, aggravata dal sospetto di interferenze politiche nelle operazioni più sensibili del capitalismo italiano.

Il precedente Alerion Clear Power

Il caso più recente richiamato dagli osservatori è quello di Alerion Clear Power. Nel 2017 la Consob accertò l’esistenza di un patto occulto tra due soci, finalizzato all’acquisizione del controllo della società anche attraverso un’Opa. In quel frangente, l’Autorità intervenne con decisione, individuando un concerto basato su acquisti coordinati e nomine concordate.

Green Vision Ambiente e Fullsix

Scorrendo a ritroso, nel 2011 la Consob riconobbe un patto parasociale anche nel caso Green Vision Ambiente, rilevando comportamenti convergenti di acquisto e voto assembleare. Ancora prima, nel 2007, fu la volta di Fullsix, dove l’Autorità accertò un accordo occulto tra azionisti che prevedeva il “parcheggio” di titoli per conto di un altro soggetto.

Unipol, Deutsche Bank e il caso Bnl

Tra i precedenti più significativi figura anche l’intervento del 2005 sul rapporto tra Unipol e Deutsche Bank nell’operazione su Bnl. In quel caso la Consob bloccò entrambe le parti, stabilendo che gli acquisti effettuati attraverso contratti di opzione dovevano essere considerati ai fini dell’Opa. Una scelta che confermò un approccio rigoroso e preventivo.

Lo scandalo Antonveneta e i “furbetti”

Il precedente più clamoroso resta però quello della scalata alla Banca Antonveneta da parte della Popolare di Lodi guidata da Gianpiero Fiorani, nel pieno della competizione con ABN AMRO. In quella vicenda, che coinvolse anche figure come Antonio Fazio, la Consob accertò l’esistenza di un concerto tra i soci ancora prima della conclusione delle indagini penali. Un esempio emblematico di vigilanza proattiva.

Una domanda che resta aperta

Il confronto con questi precedenti alimenta un interrogativo centrale: perché un’Autorità che in passato ha agito con tempestività e fermezza sembra oggi più prudente, proprio in un’operazione che coinvolge nodi strategici della finanza italiana? È la domanda che continua a porre il Banchiere Anziano e che ora, con il riesame annunciato dalla Consob, torna al centro del dibattito pubblico e istituzionale.

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