di Robert Crowe

Roger Abravanel, sul Corriere della Sera, critica duramente l’idea di un embargo europeo sulla vendita di armi a Israele, definendola una posizione ideologica e lontana dalla realtà. Mentre l’Europa scopre tardi la minaccia missilistica, acquista da Israele il sistema Arrow 3, punta avanzata della difesa balistica. Abravanel smonta le narrazioni propagandistiche su genocidio e apartheid, evidenziando come la tecnologia israeliana oggi difenda proprio l’Europa
di Robert Crowe

Nel suo lungo editoriale per il Corriere della Sera, Roger Abravanel, direttore emerito di McKinsey e testimone diretto della diaspora ebraica dal mondo arabo, affronta uno dei temi più controversi del momento: l’embargo europeo sulla vendita di armi a Israele. Una posizione che definisce senza mezzi termini “stupida” e “lontana dalla realtà”. «Israele non dipende dall’Europa per le armi. È vero il contrario», scrive Abravanel, ricordando come sia stata proprio la Germania, il Paese del massacro di sei milioni di ebrei, a firmare recentemente il più grande contratto militare della sua storia per acquistare il sistema antimissile israeliano Arrow 3. Un paradosso, nota l’autore, in un’Europa che “parla di embargo” ma al tempo stesso “compra Arrow 3”.
Arrow 3 è un sistema d’intercettazione missilistica avanzata capace, letteralmente, di “colpire un proiettile con un altro proiettile”. Non è fantascienza: intercetta missili balistici fuori dall’atmosfera terrestre, con un margine di precisione altissimo. Nato negli anni ’90 in risposta agli attacchi con missili Scud durante la Guerra del Golfo, è stato sviluppato come parte di una strategia di difesa multilivello che include anche Iron Dome e David’s Sling.
Abravanel sottolinea come, in questo contesto, il cinema offra paradossalmente uno spunto realistico. Nel film A House of Dynamite, una bomba nucleare non viene intercettata e distrugge Chicago. Il tasso d’intercettazione indicato nel film è del 61% – un numero fittizio, ma che riflette una verità strategica: «Anche un 90% equivale a un fallimento. Basta un solo missile che passa». Israele, ricorda Abravanel, vive da decenni con la consapevolezza che «anche il 99% non è sufficiente».
La lezione, per l’Europa, arriva troppo tardi. La guerra in Ucraina ha mostrato che il continente è impreparato di fronte ai missili a lungo raggio: «Non abbiamo scudi credibili. Non abbiamo dottrina». Eppure, nello stesso momento in cui Germania e Stati Uniti collaborano con Israele per la propria difesa strategica, parte dell’opinione pubblica europea grida al boicottaggio.
Abravanel denuncia una narrazione ostile a Israele che, secondo una ricerca citata, ha prodotto “679.584 post antisionisti e antisemiti” su X tra febbraio 2024 e gennaio 2025, totalizzando 193 milioni di visualizzazioni. Molti di questi contenuti sarebbero stati alimentati da reti bot con sede in Iran, Malesia e Pakistan – Paesi legati al terrorismo islamico.
L’autore smonta poi le accuse di “genocidio” e “apartheid”, ricordando che in Israele vivono circa due milioni di arabi cittadini a pieno titolo, rappresentati in Parlamento e con alti livelli di istruzione e parità di genere. Mentre i palestinesi sono passati da 700.000 nel 1948 agli attuali sette milioni (tra Israele, Cisgiordania e Gaza), un milione di ebrei sono stati espulsi dai Paesi arabi nello stesso periodo.
«La narrativa sul problema israelo-palestinese nasconde la realtà degli ultimi 80 anni», scrive Abravanel, ricordando che «quando anche l’ONU propose ‘due popoli due Stati’, Israele accettò e gli arabi entrarono in guerra». Una storia fatta di intifade, razzi da Gaza e fallimenti diplomatici, che ha portato oggi anche molti israeliani moderati a perdere la speranza nella convivenza.
L’editorialista conclude con parole dure: «L’Europa parla di embargo mentre compra Arrow 3. Parla di morale mentre non sa difendersi. Parla di pace mentre ignora la realtà strategica e finisce, di fatto, per fare il gioco di chi usa il terrore come arma politica». E attacca la mobilitazione di piazza in Europa: «La narrativa sull’embargo è dello stesso tipo di quella del “genocidio” e dell’“apartheid” che ha catturato centinaia di migliaia di “utili idioti” nelle nostre piazze». Idioti “perché non sanno nulla di ciò per cui lottano” e che finiscono per servire, anche inconsapevolmente, la propaganda del fondamentalismo islamico.
«Il massacro di Nova del 7 ottobre 2023 non è diverso da quello del Bataclan», ricorda infine Abravanel, chiudendo il cerchio tra Israele e l’Europa, tra sicurezza e tecnologia, tra guerra e verità.
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L’articolo “Colpire un proiettile con un altro proiettile”: Israele, l’illusione dell’embargo e la miopia strategica dell’Europa proviene da Associated Medias.

