di Ennio Bassi

Alle elezioni regionali in Estremadura, il Partito Popolare supera per la prima volta i Socialisti in una storica roccaforte della sinistra. Il PSOE perde drasticamente consensi, penalizzato da scandali e polemiche, mentre l’estrema destra di Vox raddoppia i seggi

Il Partito Popolare (PP) ha ottenuto una netta vittoria nelle elezioni regionali in Estremadura, ribaltando per la prima volta in decenni l’equilibrio di una regione storicamente orientata a sinistra. I Socialisti del PSOE, guidati a livello nazionale dal primo ministro Pedro Sánchez, hanno subito una delle peggiori sconfitte degli ultimi anni, con un crollo sia in termini di voti che di seggi.

Con il 43% delle preferenze, il PP di María Guardiola conquista 29 seggi nel parlamento regionale, uno in più rispetto al 2023, ma resta sotto la soglia della maggioranza assoluta fissata a 33. L’avanzamento, però, è più apparente che reale: in termini assoluti, il partito non ha guadagnato voti, e l’aumento percentuale è stato favorito dalla bassa affluenza, che si è fermata al 63%, sette punti in meno rispetto alla tornata precedente.

Il PSOE esce fortemente ridimensionato: scende sotto il 26% dei consensi, perdendo circa 108.000 voti e passando da 28 a 18 seggi. Un dato preoccupante per il partito del premier, già indebolito a livello nazionale da scandali interni e da un crescente malcontento popolare. Il candidato socialista in Estremadura, Miguel Ángel Gallardo, è finito al centro di polemiche a causa di un’indagine per traffico di influenze, scaturita da una denuncia presentata da Manos Limpias, un’organizzazione di estrema destra nota per iniziative giudiziarie spesso controverse.

A registrare la crescita più significativa è stato il partito di estrema destra Vox, che ha raddoppiato i seggi in parlamento, passando da 5 a 11. Con il suo risultato, la formazione guidata da Santiago Abascal diventa cruciale per la formazione del futuro governo regionale.

Anche la sinistra alternativa ha mostrato segni di vitalità: Unidas por Extremadura, coalizione che riunisce Podemos, Izquierda Unida e Alianza Verde, ha ottenuto 7 seggi, tre in più rispetto al 2023, segnando il miglior risultato della sua storia nella regione. Tuttavia, il guadagno avviene in gran parte a scapito dei Socialisti, confermando una frammentazione dell’elettorato progressista.

Nel 2023 il PSOE aveva ottenuto una vittoria di misura sui Popolari, ma questi ultimi erano riusciti a formare un governo grazie a un accordo con Vox, collaborazione poi interrotta a causa di frizioni politiche. Nelle intenzioni di Guardiola, questa volta l’obiettivo era governare in autonomia, senza dover ricorrere all’estrema destra. Ma i numeri non lo consentono, e si aprono ora complesse trattative per trovare un’intesa.

A scrutinio concluso, la presidente in carica ha dichiarato: «I cittadini dell’Estremadura hanno scelto con chiarezza chi vogliono alla guida della regione». E ha poi lanciato un messaggio diretto a Vox e ad Abascal: «Devono facilitare il cambiamento, non ostacolarlo. Non ho linee rosse: le mie linee sono verde, nero e bianco», ha detto, evocando i colori della bandiera regionale.

Le elezioni in Estremadura erano viste come un primo test politico dopo la crisi del governo nazionale guidato dal PSOE, travolto da accuse di corruzione e gestione discutibile di alcuni casi di molestie. Pedro Sánchez aveva preso parte attivamente alla campagna elettorale nella regione, minimizzando in anticipo l’importanza del voto per il futuro esecutivo.

Ma ora, con all’orizzonte nuove sfide elettorali in Aragona (febbraio), Castilla y León (marzo) e Andalusia (giugno), tutte regioni dove i Socialisti partono sfavoriti, il risultato in Estremadura rischia di essere il primo segnale tangibile di un’inversione di tendenza a livello nazionale.

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