di Corinna Pindaro
La Lega chiede di limitare gli aiuti militari all’Ucraina a sole armi difensive. Crosetto respinge la distinzione e difende il decreto Kiev in arrivo
Nel governo si apre un nuovo fronte di tensione sul sostegno italiano all’Ucraina. La Lega chiede di introdurre un vincolo rigido nel prossimo decreto sugli aiuti a
Kiev, escludendo l’invio di armamenti considerati “offensivi” e autorizzando esclusivamente forniture di natura difensiva. A farsi portavoce di questa posizione è Claudio Borghi, rappresentante del partito al Copasir, che propone una svolta netta rispetto alle decisioni adottate finora.
Il contesto è quello del decreto che dovrà garantire anche per il 2026 la copertura normativa all’invio di materiale militare all’Ucraina. Un testo che, in queste ore, appare fortemente condizionato dalle richieste del Carroccio.
La difesa del decreto e la replica di Crosetto
A opporsi alla linea leghista è il ministro della Difesa Guido Crosetto, chiamato a difendere l’impianto del provvedimento. Crosetto contesta innanzitutto la distinzione tra armi offensive e difensive, giudicandola poco sensata in un contesto di guerra. Secondo il ministro, quando un Paese è sotto attacco, ogni strumento militare serve innanzitutto alla difesa della propria sopravvivenza.
Rispondendo indirettamente alle pressioni della Lega, Crosetto ribadisce una lettura opposta del conflitto: per la Russia vincere significa occupare territori altrui, mentre per l’Ucraina vincere equivale a non essere annientata. In questa prospettiva, limitare gli aiuti militari rischierebbe di indebolire ulteriormente Kiev e di inviare segnali ambigui a Mosca.
Il riferimento alla Russia e le vecchie frizioni
Nel suo intervento, il ministro della Difesa ricorda anche il costo umano della guerra, sottolineando che negli ultimi due anni la Russia ha ampliato il controllo territoriale solo di una minima percentuale, al prezzo di oltre un milione di vittime tra russi e ucraini. Un passaggio che suona come una critica implicita alle posizioni più accomodanti verso il Cremlino, più volte espresse in passato da Matteo Salvini, soprattutto in relazione alle sanzioni contro Mosca dopo l’annessione della Crimea.
Il tentativo di mediazione sugli aiuti civili
Nel tentativo di abbassare la tensione, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha annunciato che nel decreto sarà esplicitata anche la componente civile degli aiuti all’Ucraina. Un compromesso che, tuttavia, non sembra soddisfare la Lega, intenzionata a spingere per una “discontinuità” rispetto ai precedenti decreti sulle forniture militari.
Borghi insiste sulla necessità di concentrare il supporto su sistemi antiaerei e strumenti di difesa, riducendo il perimetro dell’assistenza militare rispetto al passato. Una selezione che, però, incontra la forte contrarietà del ministero della Difesa.
Il nodo politico per Meloni e la corsa contro il tempo
La proposta leghista rappresenta un problema anche per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, difficilmente disposta ad accettare una linea che potrebbe indebolire la credibilità internazionale dell’Italia. Il calendario, inoltre, complica ulteriormente il quadro: restano solo due Consigli dei ministri utili, il 22 e il 29 dicembre, e l’orientamento sarebbe quello di approvare il decreto a ridosso di Capodanno per guadagnare tempo nella fase di conversione parlamentare.
Le polemiche finali e lo scontro sui social
Il dibattito politico si riflette anche sui social, dove il senatore dem Filippo Sensi attacca il governo accusandolo di voler rinviare e svuotare il decreto. Alla critica risponde direttamente Crosetto, chiarendo che la data di approvazione non incide sull’efficacia immediata del provvedimento, purché entri in vigore entro l’inizio del nuovo anno.
Il confronto resta aperto, con il decreto Kiev sospeso tra esigenze di politica estera, equilibri di maggioranza e una linea di sostegno all’Ucraina che rischia di diventare uno dei dossier più divisivi per l’esecutivo.
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