di Corinna Pindaro

Scontro nella maggioranza sulla legge di Bilancio. Giorgetti difende la manovra tra pressioni politiche, pensioni riviste, tagli e misure per imprese e Tfr

giorgettiIl ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non arretra, ma ammette apertamente il peso delle tensioni politiche. Dopo le polemiche esplose all’interno della maggioranza, e in particolare nel suo partito, la Lega, Giorgetti confida che l’idea di lasciare l’incarico gli attraversa la mente ogni giorno. Allo stesso tempo, però, rivendica l’esperienza accumulata in quasi trent’anni di manovre finanziarie e minimizza lo scontro, definendolo una dinamica fisiologica del confronto parlamentare.

Il riferimento è allo stop imposto dalla Lega alle norme su riscatto della laurea e finestre mobili per la pensione anticipata, inserite in un emendamento del Mef e poi ritirate dopo le proteste del Carroccio.

L’intervento a sorpresa al Senato e il ruolo del Parlamento

Giorgetti è tornato a sorpresa a Palazzo Madama, intervenendo davanti alla commissione Bilancio per illustrare il nuovo maxi-emendamento del governo. Nel suo intervento ha sottolineato che l’obiettivo del ministero non è difendere ogni singola proposta tecnica, ma arrivare a un risultato finale equilibrato. Ha anche difeso apertamente il lavoro dei tecnici del Tesoro, ribadendo che ora la responsabilità delle scelte passa al Parlamento.

Cosa cambia nel nuovo maxi-emendamento

Il nuovo testo introduce una serie di modifiche rilevanti rispetto alla versione precedente. Vengono confermate le risorse per i crediti d’imposta legati a Transizione 5.0 e per la Zona economica speciale, oltre agli interventi sul Tfr e alla previdenza complementare. Accanto a queste misure, però, emergono anche nuovi tagli e una revisione complessiva delle coperture.

Tra i punti più significativi figurano un contributo straordinario da 1,3 miliardi a carico delle assicurazioni, lo stanziamento di fondi per il Piano casa, la mobilità e le opere pubbliche, oltre alla rimodulazione delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto di Messina dopo lo stop della Corte dei conti.

Pensioni: stretta su precoci e lavori usuranti

Sul fronte previdenziale, la manovra inasprisce ulteriormente i tagli all’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci. Le riduzioni, già previste negli anni precedenti, aumentano progressivamente fino a raggiungere 190 milioni annui dal 2034. Una linea simile viene seguita anche per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti, con una riduzione strutturale delle risorse del fondo dedicato a partire dal 2033.

Inoltre, viene cancellata la possibilità di anticipare la pensione di vecchiaia cumulando i fondi della previdenza complementare. Una misura introdotta solo un anno fa e ora eliminata per ottenere risparmi sulla spesa pensionistica futura. Giorgetti ha spiegato che la norma non è stata considerata strategica, nonostante fosse stata varata dallo stesso governo.

Imprese, infrastrutture e Ponte sullo Stretto

Le misure a favore delle imprese restano centrali nella manovra, con il rifinanziamento dei crediti d’imposta e il sostegno ai cantieri colpiti dal caro-materiali. Tuttavia, il pacchetto complessivo legato alle infrastrutture perde risorse rispetto alla prima versione del maxi-emendamento. Il Piano casa ottiene 100 milioni in due anni, mentre per il Ponte sullo Stretto viene rivista la programmazione: una parte significativa dei fondi viene spostata in avanti, tra il 2032 e il 2033.

Tfr e previdenza complementare: nuove regole

Il testo interviene anche sul trattamento di fine rapporto, ampliando gradualmente la platea delle aziende obbligate al versamento del Tfr all’Inps. Dal 2026 l’obbligo coinvolgerà anche i datori di lavoro che superano determinate soglie dimensionali, con una progressiva estensione negli anni successivi. Confermato inoltre il meccanismo del silenzio-assenso per l’adesione automatica alla previdenza complementare dei neoassunti, a partire dall’estate 2026.

Fisco, lavoro, Rai ed editoria

Sul fronte del lavoro, un sub-emendamento firmato da Fratelli d’Italia e Lega estende la tassazione agevolata al 5% anche ai contratti rinnovati nel 2024, ampliando la platea dei beneficiari fino a redditi di 33mila euro. Cambiano poi gli interventi su Rai ed editoria: il taglio al finanziamento della Rai viene ridimensionato e limitato al solo 2026, mentre tornano risorse per l’editoria e viene attenuata la stretta sulle tv locali.

Spoils system e autorità indipendenti

Infine, trova spazio una norma sullo spoils system nelle Authority, che consente la risoluzione anticipata dei contratti dirigenziali in caso di riorganizzazione. Una misura che mira a garantire maggiore flessibilità gestionale, escludendo però responsabilità amministrativo-contabili per chi la applica.

La manovra resta quindi un equilibrio complesso tra esigenze di bilancio, promesse politiche e tensioni interne alla maggioranza, con Giorgetti al centro di un confronto che appare tutt’altro che chiuso.

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