di Emilia Morelli

Dopo oltre vent’anni di contenzioso, la Corte di Cassazione conferma la restituzione a Tim del canone versato nel 1998: l’importo supera il miliardo di euro

timA distanza di quasi tre decenni, TIM è ormai vicina a rientrare in possesso dei milioni versati allo Stato nel 1998 sotto forma di canone concessorio. La somma, rivalutata e comprensiva degli interessi maturati nel tempo, ha superato la soglia del miliardo di euro. Secondo indiscrezioni confermate, la Corte di Cassazione ha sciolto le ultime riserve, pronunciandosi a favore del gruppo di telecomunicazioni sul ricorso relativo alla restituzione del canone.

La sentenza e la nota ufficiale del gruppo

La società ha reso noto di aver ricevuto comunicazione formale della decisione, che conferma in modo definitivo l’obbligo di restituzione del canone richiesto per il 1998. Con questa sentenza si chiude un contenzioso durato oltre vent’anni. La Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, confermando la pronuncia della Corte d’Appello di Roma dell’aprile 2024.

Le origini del contenzioso: liberalizzazione e privatizzazione

La controversia affonda le radici nella fase di liberalizzazione e privatizzazione del settore delle telecomunicazioni in Italia. In quegli anni, Tim aveva versato allo Stato una tassa di licenza anche dopo la deregolamentazione del comparto e la fine del monopolio pubblico. Proprio su questo punto si è basata la richiesta di restituzione: secondo la tesi accolta dai giudici, il canone non era più dovuto, poiché l’ex monopolista era ormai un soggetto privatizzato.

Un importo raddoppiato tra rivalutazioni e interessi

Già in passato un tribunale aveva riconosciuto il diritto di Tim a ottenere indietro circa un miliardo di euro, decisione contro la quale il governo aveva presentato ricorso. Nel frattempo, però, rivalutazioni e interessi hanno fatto lievitare l’importo, rendendolo quasi doppio rispetto alla cifra originaria, che superava i 500 milioni di euro. Il caso di Tim non è isolato: anche Vodafone aveva già ottenuto il rimborso di somme versate per canoni pubblici successivamente giudicati non dovuti.

Un contesto societario in evoluzione

La decisione della Cassazione arriva in una fase delicata per il gruppo guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola, mentre il quadro azionario vede un rafforzamento di Poste Italiane nella compagine societaria. Il rimborso del canone rappresenta ora un elemento rilevante anche sul piano finanziario, destinato ad avere un impatto significativo sui conti del gruppo e sulle strategie future.(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

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