di Martina Esposito

Un successo l’inaugurazione della mostra della 18esima edizione. Mazzantini e Talarico: «Un dovere sostenere le nuove generazioni». Consegnato il primo premio al vincitore Guglielmo Maggini

«Il diciottesimo è l’anno della maturità, e questa diciottesima edizione ci rende consapevoli del fatto che abbiamo davanti un grande patrimonio artistico giovane». Così Guido Talarico, editore e direttore di Inside Art, oltre che fondatore del riconoscimento, ha dato il via alla cerimonia di premiazione del Talent Prize 2025, che per la seconda volta si apre ufficialmente negli spazi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Un’edizione che conferma il ruolo del premio promosso da Inside Art come uno degli osservatori più attenti e autorevoli sulla giovane arte contemporanea. A intervenire nella Sala delle Colonne il 19 dicembre, prima dell’apertura ufficiale della mostra, anche la direttrice della GNAMC Renata Cristina Mazzantini e il curatore Ludovico Pratesi, che Talarico ha definito il «decano della giuria del Talent Prize».

Oltre agli artisti di quest’anno e degli anni passati, erano presenti alla serata tanti ospiti del mondo della cultura, tra cui gli artisti Alfredo Pirri, Aldo Runfola e Gilbert Halaby, Costantino D’Orazio, Direttore dei Musei Nazionali dell’Umbria, le collezioniste Tiziana Serrani Nuzzo, Netta Cerasi e Ines Musumeci Greco e il collezionista Stefano Toti, la direttrice artistica di Roma Arte in Nuvola Adriana Polveroni, Davide Vincent Mambriani, commissario per il Giubileo 2025, i collezionisti Rita Mariotti e Diego Gigliotti, la curatrice Francesca Barbi Marinetti, Carlo Nicolais, Direttore Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità del Gruppo Maire, Tracy Roberts, Vice Presidente di LoveItaly.

La GNAMC come luogo dell’arte presente

«Sono due anni che realizziamo il Talent Prize con la GNAMC, che ci consente di celebrare il talento italiano», ha affermato Talarico, sottolineando come la direttrice del museo abbia avuto un ruolo centrale nel rilancio della Galleria: «Il percorso che intende rilanciare il contemporaneo italiano ha origini lontane nella carriera della sua direttrice, Renata Cristina Mazzantini, che lo faceva già al Quirinale, dove ha rimesso in moto un sistema».

«Il 2025 è stato un anno che ha portato 42 nuove opere nel museo, da Cattelan a Twombly. Insomma, un anno denso, cominciato con la mostra del Futurismo e in cui il museo è cresciuto anche in termini di visitatori e sponsorizzazioni», ha affermato la direttrice. «Abbiamo otto aziende che ci sostengono sempre, allestito di nuovo gli spazi della Galleria, per renderlo un museo sempre più nazionale», ha affermato Mazzantini durante la premiazione.

«La Galleria è un progetto collettivo – ha aggiunto Mazzantini – abbiamo voluto aprirci a tante iniziative diverse e multidisciplinare: con Talarico e Inside Art abbiamo realizzato l’Art Symposium, per riflettere sulla cultura, l’Art Film Fest per premiare il documentario d’autore, e finalmente per la seconda volta insieme il Talent Prize, iniziativa pensata per coinvolgere e promuovere i giovani. Insomma, per diventare un museo condiviso e inclusivo sono fondamentali le partnership con aziende come Inside Art. In questo senso, il Talent Prize è importante, perché la Galleria è nata come un museo del presente e vogliamo continuare questa missione».

Il Talent Prize, Talarico: «Quest’anno festeggiamo i 12mila iscritti»

«Il Talent Prize è un premio che non ha pari in Europa e conta ben 12mila artisti iscritti, ora il nostro intento è proiettarci ancora oltre e verso il futuro», ha affermato Talarico. A proposito del premio si è espresso Ludovico Pratesi, tra i giurati del riconoscimento: «L’Italia è un paese che ha avuto un rapporto altalenante con la propria contemporaneità. Palma Bucarelli faceva il suo premio di incoraggiamento negli anni ’60, vinto da Schifano: lei era una direttrice coraggiosa e convinta dell’importanza della contemporaneità, e questo era il suo luogo. Gli artisti sono la risorsa di questo Paese, e promuovere un giovane talento è quello che un Paese deve fare».

«Il premio ha sempre premiato artisti di qualità, fin dall’inizio – ha proseguito – tra i vincitori ci sono infatti Ra di Martino, Gianmaria Tosatti, Yuri Ancarani. Si tratta davvero di uno tra i migliori premi italiani per la sua ottima organizzazione e giuria, ha sempre mantenuto un livello alto ed è bello essere nella casa del contemporanea. E per citare Renzo Piano, il passato non piace a tutti, ma il futuro è l’unica direzione in cui possiamo andare».

La premiazione: la vittoria di Guglielmo Maggini

Il momento centrale della serata è l’assegnazione del primo premio a Guglielmo Maggini, vincitore della XVIII edizione del Talent Prize. In mostra è presentata Titano mio, scultura nata dalla residenza al laboratorio artigiano Fumanti di Gubbio, in cui ceramica e resina si aggregano in una forma complessa, vitale, capace di evocare insieme natura, gioco e memoria materiale. La giuria ha premiato la capacità dell’artista di fondere competenza tecnica e sapere artigianale, reinterpretando la tradizione come linguaggio vivo e attuale.

«La scultura ha bisogno spesso di altro e di altri, quindi anche altre mani, perciò vorrei ringraziare tutte quelle mani, dagli artigiani che hanno contribuito a quest’opera, originatasi anche dalla felice intuizione di Ludovico Pratesi e Marco Bassan, fino a quelle dei giurati che mi hanno premiato», ha affermato Guglielmo Maggini nel ricevere il primo premio della XVIII edizione del Talent Prize. «L’opera nasce a Gubbio – ha raccontato il vincitore – e il mio primo desiderio è stato quello di riaprire queste forme e riportarle al presente. Così i titani, da cui il titolo Titano Mio, come genitori degli dei stessi tornano al presente. In quest’opera ho rimesso insieme argilla e resina, per riportare al presente queste forme».

I premi speciali

Accanto al primo premio, la XVIII edizione del Talent Prize assegna diversi riconoscimenti speciali. Tra questi il Premio Speciale GNAMC, alla sua seconda edizione, è stato conferito a Ginevra Petrozzi per Congregation of Mysteries (ex votos), un’opera che rilegge la tradizione degli ex-voto attraverso una liturgia laica rivolta alle tecnologie del presente. Il lavoro entrerà a far parte della collezione permanente del museo grazie alla donazione dell’artista e della C+N Gallery CANEPANERI.

Il Premio Speciale Inside Art è stato assegnato a Giovanni Longo per Like a Dam (form archive), progetto che trasforma un archivio di legni raccolti nelle fiumare calabresi in un dispositivo poetico e visivo, sospeso tra memoria, territorio e forma. Novità di quest’anno è il Premio Speciale AMPA (Associated Medias Press Agency), attribuito a Marco Rossetti per l’installazione cinetica R-complex o l’istinto, un lavoro che riflette sulla memoria frammentaria attraverso un’immagine in perpetuo movimento e ricomposizione. Il Premio Speciale dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale a Matteo Pizzolante, riconoscendo un percorso di ricerca che si distingue per la qualità formale e la profondità concettuale. Il premio sottolinea il ruolo dell’Istituto nel sostenere la produzione artistica contemporanea e nel favorire il dialogo tra cultura, territorio e nuove generazioni, rafforzando il legame tra pratiche artistiche e responsabilità istituzionale.

La mostra

La mostra alle Sale Aldrovandi riunisce, oltre al vincitore e al premio speciale, i lavori dei finalisti della XVIII edizione, offrendo uno spaccato articolato della ricerca contemporanea: Silvia Bigi, Federico Montaresi, Jimmy Milani, Meletios Meletiou, Federica Rugnone, Andrea Mauti, Federica Mariani, Anouk Laure Chambaz, insieme allo stesso Matteo Pizzolante. Pittura, scultura, installazione, video e fotografia convivono in un percorso che attraversa temi legati alla memoria, al corpo, alla tecnologia e alla rilettura critica della tradizione.

Nel suo insieme, la XVIII edizione del Talent Prize si configura come una piattaforma di visibilità ma anche come uno spazio di riflessione condivisa, in cui l’arte emergente viene osservata non come fenomeno isolato, ma come parte attiva di un discorso culturale più ampio, capace di interrogare il presente e di aprire prospettive sul futuro.

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