di Carlo Longo
Il provvedimento, già passato alla Camera, ora attende la firma del presidente Lula, che può porre il veto. Ma il Parlamento ha i numeri per superarlo. Resta esclusa, per ora, la possibilità di un’amnistia totale
In un clima politico ancora profondamente segnato dalle tensioni post-elettorali, il Senato del Brasile ha approvato in via definitiva un disegno di legge che riduce significativamente il tempo minimo di detenzione per l’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato a oltre 27 anni di carcere per il tentativo di golpe avvenuto a fine 2022.
Secondo la normativa attuale, Bolsonaro – 70 anni, leader della destra radicale e presidente dal 2019 al 2022 – dovrebbe restare in carcere almeno sei-otto anni prima di poter accedere a misure alternative di detenzione. Il nuovo provvedimento, già approvato dalla Camera all’inizio di dicembre, prevede invece una riduzione del periodo minimo da scontare, fissandolo tra due e quattro anni, a discrezione dei giudici.
La legge passerà ora al vaglio del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, leader del Partito dei Lavoratori (PT), che ha 15 giorni di tempo per decidere se firmarla o esercitare il diritto di veto. Anche in caso di veto presidenziale, il Parlamento potrà comunque approvarla in via definitiva con una maggioranza assoluta: almeno 257 voti alla Camera e 41 al Senato. I numeri, stando agli attuali equilibri, ci sarebbero.
Un compromesso politico controverso
Il testo legislativo è stato proposto dal deputato Paulinho da Força, esponente del partito centrista Solidariedade, ed è frutto di una mediazione tra i partiti di estrema destra – che chiedevano un’amnistia piena per Bolsonaro – e quelli di centro e centrodestra, favorevoli a una soluzione meno radicale ma che aprisse comunque alla possibilità di un regime di pena più favorevole.
L’amnistia totale, che avrebbe estinto la condanna e consentito la scarcerazione immediata dell’ex presidente, è stata accantonata per ora a causa della forte opposizione dell’opinione pubblica. Secondo i sondaggi, la maggioranza dei brasiliani si dichiara contraria a un provvedimento così indulgente.
I partiti progressisti e di sinistra, che sostengono il governo Lula, hanno votato compatti contro la riduzione della pena. Alla Camera, il disegno di legge è passato con 291 voti favorevoli e 148 contrari; al Senato, la maggioranza è stata di 48 voti contro 25.
Bolsonaro: una condanna storica, ma l’influenza resta
La condanna di Bolsonaro, emessa lo scorso settembre, è tra le più pesanti mai inflitte a un ex presidente brasiliano. Secondo la sentenza, avrebbe orchestrato un piano per impedire l’insediamento di Lula dopo la sconfitta elettorale del 2022, arrivando a pianificare un attacco alle istituzioni della capitale, l’arresto o persino l’eliminazione fisica del presidente eletto. Il fallimento del complotto sarebbe dovuto alla resistenza di alti gradi dell’esercito, che rifiutarono di appoggiare il golpe.
Bolsonaro ha iniziato a scontare la pena lo scorso novembre, ma resta una figura centrale per l’estrema destra brasiliana, che si interroga ora su chi potrà raccogliere la sua eredità politica. Dal carcere, l’ex presidente ha indicato il figlio Flávio Bolsonaro come suo successore naturale in vista delle elezioni presidenziali del 2026.
Flávio ha dichiarato che rinuncerebbe alla candidatura solo nel caso in cui fosse concessa l’amnistia al padre e Bolsonaro potesse tornare in campo. Ma allo stato attuale, l’ex capo dello Stato resta ineleggibile fino al 2030, a causa di una condanna per abuso di potere politico durante la campagna elettorale.
La destra rilancia: nel 2026 si torna a parlare di amnistia
Nonostante la battuta d’arresto sull’amnistia, il Partito Liberale – di cui Bolsonaro è esponente di punta – ha annunciato l’intenzione di riproporre il tema in Parlamento nel 2026, puntando su un clima politico più favorevole e sul sostegno popolare nei settori più conservatori del Paese.
La legge attualmente approvata rappresenta un compromesso che potrebbe, nei fatti, dimezzare il periodo minimo di detenzione per Bolsonaro, permettendogli di uscire di prigione entro il 2027. Ma la questione resta altamente divisiva e simbolica: segna una nuova fase nella battaglia politica brasiliana, che continua a ruotare attorno alla figura dell’ex presidente, nel bene e nel male.
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