di Mario Tosetti

Annunciato il ritorno del Regno Unito nel programma Erasmus dal 2027. Studenti britannici ed europei torneranno a studiare e fare tirocini oltre Manica con regole condivise

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A quasi dieci anni dal referendum che sancì l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, Londra e Bruxelles compiono un passo simbolicamente e politicamente rilevante: il Regno Unito tornerà a partecipare al programma Erasmus. L’annuncio segna un nuovo avvicinamento tra le due sponde della Manica e rappresenta uno dei risultati più concreti del processo di “reset” delle relazioni avviato dopo il cambio di governo a Londra.

Quando riparte Erasmus e quali saranno i costi

Secondo l’intesa raggiunta, la partecipazione britannica al programma Erasmus+ riprenderà a partire da gennaio 2027. Gli studenti del Regno Unito che sceglieranno università o percorsi di tirocinio nell’Unione europea continueranno a pagare le stesse tasse previste in patria. La novità più rilevante riguarda però gli studenti europei diretti nel Regno Unito: Londra ha accettato di applicare loro le stesse rette dei cittadini britannici, con un tetto massimo annuo di poco superiore alle 9.500 sterline. Una svolta significativa rispetto al regime post-Brexit, che imponeva agli studenti europei costi molto più elevati.

L’uscita dall’Erasmus e il cambio di rotta

Il Regno Unito aveva lasciato Erasmus all’indomani della Brexit, durante il governo guidato da Boris Johnson, che giudicava il programma poco conveniente per i contribuenti britannici. Prima del divorzio dall’Ue, Londra contribuiva più di quanto ricevesse, anche perché il flusso di studenti europei verso le università britanniche superava quello degli studenti inglesi diretti all’estero. La nuova leadership laburista, guidata dal primo ministro Keir Starmer, ha invece scelto di invertire la rotta, rimettendo Erasmus tra le priorità negoziali già pochi mesi dopo la vittoria elettorale.

Il ruolo dei negoziati con Bruxelles

L’accordo è maturato nel corso di incontri bilaterali tra i rappresentanti del governo britannico e della Commissione europea, culminati in un’intesa politica che chiude uno dei dossier più simbolici del riavvicinamento. Il ritorno nel programma di scambio era considerato una richiesta chiave da parte delle capitali europee, nell’ambito di un più ampio pacchetto di misure per ricostruire relazioni stabili dopo la Brexit.

Erasmus come strumento di cooperazione

Nato nel 1987 come programma di mobilità universitaria, Erasmus si è progressivamente trasformato in uno dei principali strumenti europei di cooperazione culturale e accademica. Oggi include anche tirocini, formazione professionale e progetti di ricerca, ed è considerato un pilastro del cosiddetto soft power europeo. Il suo bilancio complessivo supera i 23 miliardi di sterline e coinvolge milioni di giovani in tutta Europa.

Mobilità giovanile e altri dossier aperti

Il rientro del Regno Unito in Erasmus non esaurisce il dialogo tra Londra e Bruxelles. Il prossimo nodo sarà quello della mobilità giovanile, con un possibile accordo che consentirebbe ai giovani europei di vivere e lavorare nel Regno Unito per periodi prolungati, e ai cittadini britannici di fare lo stesso nei Paesi dell’Ue. Bruxelles considera questo passaggio essenziale per normalizzare le relazioni dopo la Brexit.

Difesa, commercio e controlli sanitari

Londra spera che le concessioni su Erasmus favoriscano anche altri dossier strategici, come la partecipazione britannica ai programmi europei di finanziamento della difesa e un’intesa sui controlli alimentari e veterinari. Secondo il governo Starmer, un accordo in questi ambiti potrebbe generare benefici economici significativi nel prossimo decennio, riducendo attriti commerciali e costi per imprese e consumatori.

I numeri prima dell’addio e il fallimento del piano Turing

Nel 2020, ultimo anno di partecipazione del Regno Unito a Erasmus, oltre 55mila persone beneficiarono del programma, con finanziamenti europei pari a 144 milioni di euro. Il sistema alternativo introdotto dai governi conservatori, il programma Turing, non ha raggiunto risultati comparabili, né in termini di partecipazione né di attrattività internazionale.

Un cambio di clima politico

Negli ultimi mesi, Keir Starmer ha riconosciuto apertamente la necessità di ricucire i rapporti con l’Europa, abbandonando le cautele del passato. L’annuncio sul ritorno in Erasmus viene letto come il segnale più chiaro di questo cambio di approccio, accolto con entusiasmo dalle forze politiche più europeiste, che vedono negli scambi tra giovani uno dei ponti più solidi per superare le ferite della Brexit.

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