di Carlo Longo
Alla vigilia del Consiglio europeo il Pd presenta una risoluzione cauta su Ucraina e asset russi congelati. Spazio ridotto alla guerra e nessun riferimento agli aiuti militari

Alla vigilia del Consiglio europeo di giovedì, il Partito democratico si prepara ad arrivare in Aula con una risoluzione dai toni misurati. Il testo, che verrà discusso e votato domani in Parlamento prima della partenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per Bruxelles, appare volutamente prudente e riflette le difficoltà interne del partito nel trovare una linea condivisa sulle grandi questioni di politica estera.
Maggioranza compatta, opposizioni frammentate
Se il centrodestra si presenterà con un documento unitario, frutto però di un compromesso tra posizioni molto diverse al suo interno, il fronte delle opposizioni appare diviso. Il centrosinistra non è riuscito a costruire una sintesi comune e ogni forza parlamentare porterà una propria risoluzione, segno di un confronto ancora aperto e irrisolto soprattutto sui temi della difesa e della sicurezza europea.
Il peso del dossier sugli asset russi congelati
Alla base di queste scelte attendiste c’è il nodo più delicato che il Consiglio europeo dovrà affrontare: la gestione dei beni russi congelati. I governi sono chiamati a decidere se utilizzare queste risorse per sostenere le spese militari dell’Unione, contribuire alla futura ricostruzione dell’Ucraina o mantenerle bloccate. Si tratta di una questione complessa, che divide partiti e governi e che nel Pd riapre fratture mai del tutto ricomposte.
Ucraina in secondo piano nel testo dem
Nel documento dei democratici, lo spazio dedicato alla guerra in Ucraina risulta contenuto. Gli impegni richiesti al governo sono pochi e formulati in modo generale, con richiami ampi alle sfide globali e alle pressioni che gravano sull’Europa. Al contrario, maggiore attenzione viene riservata al conflitto in Medio Oriente, in particolare alla situazione a Gaza e in Cisgiordania, a cui sono dedicati più passaggi e richieste specifiche.
Nessun riferimento agli aiuti militari
Un elemento significativo del testo è l’assenza di qualsiasi riferimento diretto al sostegno militare a Kiev. Non vengono menzionate né armi né aiuti militari, mentre l’accento è posto su iniziative diplomatiche e politiche volte a favorire una risposta europea coordinata. Una scelta che segnala la volontà di evitare posizioni divisive all’interno del partito.
Asset russi, solo un richiamo generico
Anche sul tema dei beni russi congelati il Pd mantiene un profilo basso. La risoluzione non contiene indicazioni operative o prese di posizione nette, limitandosi a chiedere che il governo lavori con gli altri partner europei per individuare un quadro giuridico sostenibile per un eventuale utilizzo di queste risorse. Un approccio che riflette la difficoltà di trovare una linea condivisa su un dossier politicamente sensibile.
Le divisioni del passato e il presente del Pd
La cautela del testo appare come il risultato di una lunga stagione di divisioni interne. Un precedente emblematico risale allo scorso marzo, quando il Parlamento europeo votò sul piano di rafforzamento della difesa promosso dalla Commissione von der Leyen: allora il gruppo dem si spaccò tra favorevoli e astenuti. Oggi quella pluralità di posizioni sembra essersi tradotta in una risoluzione che evita scelte nette, nel tentativo di tenere insieme sensibilità diverse ma al prezzo di una linea poco incisiva.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Consiglio europeo, risoluzione Pd su Ucraina e asset russi: testo prudente e senza sintesi proviene da Associated Medias.

