di Corinna Pindaro

Le nuove immagini legate a Jeffrey Epstein riaccendono le polemiche negli Stati Uniti. Il consenso su Trump cala e i democratici chiedono un’indagine completa sui documenti

Il dossier Jeffrey Epstein torna al centro del dibattito politico statunitense e questa volta investe direttamente la presidenza. La pubblicazione, da parte dei epsteindemocratici del Congresso, di fotografie che ritraggono figure di primo piano insieme al finanziere morto nel 2019 ha riportato sotto i riflettori anche Donald Trump. Le immagini, che includono giovani donne accanto a Epstein e a uomini di potere, hanno avuto un impatto immediato sull’opinione pubblica e sul clima politico a Washington.

Il contraccolpo nei sondaggi sul presidente

Le conseguenze non si sono fatte attendere. Secondo una rilevazione Reuters-Ipsos, solo una minoranza degli americani approva il modo in cui Trump ha gestito la vicenda, mentre oltre la metà esprime un giudizio negativo. Un dato che preoccupa la Casa Bianca e il Partito repubblicano, soprattutto perché la questione tocca un tema estremamente sensibile per l’elettorato e rischia di erodere ulteriormente la fiducia nel presidente.

Chi compare nei materiali diffusi dal Congresso

Le nuove fotografie e i documenti resi pubblici mostrano la presenza di numerose personalità note nell’entourage di Epstein. Oltre a Trump, compaiono l’ex presidente Bill Clinton, il regista Woody Allen, l’imprenditore Richard Branson e figure politiche e strategiche come Steve Bannon. Dai fascicoli emergono inoltre riferimenti a visite sull’isola privata di Epstein nei Caraibi da parte di persone appartenenti all’aristocrazia europea, tra cui l’attuale principessa Sofia di Svezia, all’epoca attiva come modella a New York.

Altri documenti attesi e clima di attesa

Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che ulteriori materiali sensibili verranno resi pubblici entro metà dicembre. Questa prospettiva alimenta l’attenzione mediatica e accresce la pressione politica, con il rischio di nuove rivelazioni in grado di ampliare ulteriormente il perimetro dello scandalo.

Cresce il sospetto di insabbiamenti

Nonostante i tentativi ufficiali di ridimensionare la portata delle accuse, i sondaggi mostrano una percezione diffusa di responsabilità indiretta. Una larga parte degli americani ritiene che Trump fosse a conoscenza del sistema di abusi organizzato da Epstein, un’opinione condivisa anche da una quota significativa di elettori repubblicani. A rafforzare i sospetti contribuisce l’idea che possano esserci stati tentativi di rallentare o limitare la diffusione delle prove più compromettenti.

Le richieste di indagini e controllo indipendente

Alla luce di queste preoccupazioni, diversi parlamentari democratici hanno chiesto un’analisi approfondita dei documenti legati a Epstein, con l’obiettivo di ricostruire l’intero percorso dei file e verificare eventuali interferenze. Il leader democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, ha invocato massima trasparenza, mentre associazioni che rappresentano le vittime e studi legali sollecitano un controllo indipendente sulle modalità di gestione del materiale giudiziario.

I ritardi nelle procedure e il ruolo del Dipartimento di Giustizia

Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa americana, già nei mesi scorsi la procuratrice generale avrebbe informato Trump della presenza del suo nome nei documenti. Da quel momento, le operazioni di analisi e pubblicazione dei file avrebbero subito un rallentamento anomalo. L’Fbi ha impiegato centinaia di agenti per esaminare il materiale, con costi elevati e tempi prolungati, alimentando l’ipotesi che la lentezza sia stata funzionale a proteggere il presidente. Un’ombra che ora il Congresso e una parte crescente dell’opinione pubblica chiedono di chiarire definitivamente.

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