di Guido Talarico

Dopo 17 anni di abbandono, l’ospedale San Giacomo di Roma tornerà operativo come struttura di comunità dedicata ad anziani e fragili. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: “Il 2026 sarà l’anno del San Giacomo. Continuerò a lavorare a testa bassa per rinnovare la sanità del Lazio”. Un segnale forte, mentre altrove si chiude, a Roma si riapre
di Carlo Longo
“Il 2026 sarà l’anno del San Giacomo. Continuerò a lavorare a testa bassa per rinnovare la sanità del Lazio. La riapertura dell’ospedale San Giacomo e il nuovo policlinico Umberto I sono i miei due pallini”. Con queste parole, pronunciate a margine della giornata conclusiva degli Stati Generali della Salute del Lazio, il presidente della Regione Francesco Rocca ha annunciato il ritorno alla vita di uno dei presidi storici della sanità romana.
Chiuso dal 2008, il San Giacomo di via Canova — a due passi da Piazza del Popolo — tornerà ad accogliere pazienti grazie a un ambizioso progetto di rigenerazione voluto dalla Giunta Rocca. In un’Italia in cui troppi ospedali rischiano di abbassare per sempre le serrande, Roma va in controtendenza e si prepara a restituire alla città un presidio fondamentale, che sarà destinato in particolare alla cura delle fragilità e alla lunga degenza degli anziani.
Una struttura moderna nel solco della tradizione
Non sarà un ospedale come prima, ma una struttura rinnovata nei criteri e nelle funzioni. Un ospedale di comunità da 140 posti letto totali, di cui 80 per i ricoveri ordinari e 60 per le lungodegenze. “Non sarà un ospedale per gli acuti”, ha precisato Rocca, “ma una struttura restituita ai cittadini romani con una grande area specialistica ambulatoriale”.
L’ospedale di comunità, come previsto anche dal PNRR, svolge un ruolo intermedio tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, offrendo assistenza sanitaria infermieristica continuativa a pazienti che necessitano di sorveglianza ma non di un ricovero intensivo. In tutta Roma, strutture simili ancora non esistono. Il San Giacomo sarà quindi un punto di riferimento non solo per la città, ma per l’intero sistema sanitario regionale.
Una rinascita attesa e voluta
Il percorso per la riapertura è stato lungo e accidentato. Fondato nel Cinquecento dal cardinale Antonio Maria Salviati come Ospedale degli Incurabili, il San Giacomo è rimasto chiuso per quasi due decenni, nel mezzo di controversie legali e passaggi burocratici. Solo nel 2024 la Cassazione ha definitivamente bocciato la decisione della chiusura voluta dalla giunta Marrazzo nel 2008, accogliendo il ricorso degli eredi Salviati. La svolta è arrivata dopo un’intesa con la famiglia Salviati, che ne fu la fondatrice: “Dopo un’interlocuzione con gli eredi posso annunciare che riapriremo l’ospedale”, ha detto il presidente Rocca.
Ma se la volontà politica ora è chiara, i tempi tecnici restano complessi. Il progetto di rilancio da 145 milioni di euro è in attesa del via libera definitivo del Ministero della Salute, e il bando per l’appalto dovrebbe essere pubblicato entro il primo semestre del 2026. I lavori veri e propri sono previsti per fine anno, e dureranno circa quattro anni: i primi due dedicati alle opere strutturali — demolizioni interne, impianti, rifacimento esterni — e gli ultimi due alla dotazione tecnologica e all’allestimento delle sale diagnostiche e operatorie. Nel cortile dell’ospedale sarà inoltre realizzata una moderna sala conferenze, simbolo di una visione che punta a fare del San Giacomo anche un luogo di formazione e confronto scientifico.
Una scelta politica in controtendenza
Il merito di questa operazione va riconosciuto alla Regione Lazio e al suo presidente. In un contesto nazionale in cui si parla quasi esclusivamente di razionalizzazione, tagli e chiusure, la scelta di riaprire un ospedale nel cuore della Capitale è una dichiarazione d’intenti netta. Si investe, si recupera, si restituisce alla città un pezzo di storia e di sanità pubblica.
“Il San Giacomo sarà delimitato soprattutto alle fragilità e agli anziani, a quei pazienti a bassa intensità medica”, ha ribadito Rocca, affiancando questa riapertura all’altro grande progetto del suo mandato: il rinnovamento del Policlinico Umberto I. “Oggi, con quella conformazione, non è più funzionale né ai bisogni del paziente né alla medicina moderna. Quindi bisogna rinnovarlo”.
L’approccio del presidente si sta dimostrando concreto e risoluto: investire nella sanità territoriale e nella qualità dell’assistenza, ridando centralità ai bisogni reali dei cittadini. La rinascita del San Giacomo ne è l’emblema.
Un simbolo per Roma
Il San Giacomo non è solo un ospedale: è un simbolo. Una struttura che ha segnato secoli di storia sanitaria della città, un luogo legato alla memoria di tanti romani. Vederlo riaprire, dopo anni di silenzi, polemiche e degrado, rappresenta una vittoria per tutti. Per la sanità pubblica, per la cittadinanza e per chi, come la famiglia Salviati, ha continuato a credere nella sua funzione.
Il cronoprogramma è ambizioso ma realistico. Se il finanziamento sarà confermato entro l’inizio del 2026, i lavori potrebbero partire entro la fine dello stesso anno. La piena operatività è attesa entro il 2030, ma i primi reparti potrebbero essere attivati anche prima.
Nel frattempo, la Regione Lazio si prepara a dare un segnale chiaro: Roma riapre un ospedale, mentre il resto del Paese rischia di chiuderli. E lo fa partendo dai più fragili, restituendo dignità e servizi a chi ne ha più bisogno.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Il San Giacomo rinasce: Il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca riapre l’ospedale nel cuore di Roma proviene da Associated Medias.

