di Aisha Harrison

Ultimatum a Zelensky: per Washington ha solo pochi giorni per accettare il piano di pace mentre «la Russia ha la meglio».

Donald Trump torna all’attacco. In un’intervista a Politico, il presidente degli Stati Uniti ha definito i leader europei «deboli» e ossessionati dal politicamente corretto, incapaci di fermare l’immigrazione («un disastro») e impotenti nel porre fine alla guerra in Ucraina. «Parlano troppo e non producono nulla», ha tagliato corto. Dopo giorni di speculazioni, Trump ha anche commentato le parole del figlio Don Jr., secondo cui Washington potrebbe lasciare Kiev al suo destino: «Non è esattamente corretto, ma neppure esattamente sbagliato». Poi l’affondo: la Russia «ha la meglio» e Volodymyr Zelensky deve «collaborare» e iniziare ad accettare la realtà, «perché sta perdendo».
L’intervista arriva all’indomani della nuova Strategia Usa per la sicurezza nazionale, molto critica verso l’Europa. Una linea che ha irritato diverse capitali. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito alcuni passaggi «inaccettabili», mentre il presidente del Consiglio europeo António Costa ha ribadito che Bruxelles continuerà a sostenere Kiev «in modo incrollabile».Trump si è detto frustrato con Zelensky, accusato di non aver ancora letto l’ultima versione del piano americano. Lo ha persino paragonato al “re dei circensi” P.T. Barnum. Secondo il Financial Times, gli emissari di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, avrebbero dato a Kiev solo «pochi giorni» per dire sì a una proposta che prevede cessioni territoriali in cambio di garanzie di sicurezza Usa. L’obiettivo? Un accordo entro Natale.
Zelensky, raccontano fonti ucraine, avrebbe percepito una forte pressione: «Sembrava volessero venderci come fosse il desiderio russo di prendere tutto il Donbass». Trump, dal canto suo, sostiene che l’ostacolo principale alla pace sia proprio il presidente ucraino, e rilancia: «È ora di tornare al voto. Parlano di democrazia, ma senza elezioni non lo è più».Pur definendo l’Europa «in declino», Trump ha tenuto a precisare di avere amici fra i leader: cita Orbán, elogiandone le politiche migratorie, ed Erdogan. Continuerà a fare endorsement? «Forse», dice, ma senza promettere fondi: «Orbán me li ha chiesti, certo».
Il presidente insiste che la Nato lo chiama «daddy» — “paparino” — ma assicura di non avere ambizioni europee: «Voglio guidare gli Stati Uniti, non l’Europa. Voglio un’Europa forte». Quanto all’economia americana, si assegna senza modestia un voto: «A+++++».
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