di Aisha Harrison
Dal colloquio mattutino con Francesco all’incontro a Palazzo Chigi: il tentativo del presidente ucraino di riallineare Europa e Stati Uniti mentre il piano di pace americano divide sulle sorti del Donbass.

La tappa romana del presidente ucraino Volodymyr Zelensky arriva in un momento in cui la guerra sembra al tempo stesso logorata e incerta, sospesa fra le ambizioni di Mosca e le esitazioni dell’Occidente. La giornata è iniziata a Castel Gandolfo, dove Zelensky ha incontrato Papa Leone in un incontro riservato, durato più del previsto, che il Vaticano ha definito “cordiale e franco”. Un passaggio non solo simbolico: Kiev sa che la dimensione morale del conflitto è parte integrante della battaglia diplomatica, e che la Santa Sede può ancora rappresentare un ponte — se non verso la pace, almeno verso un dialogo che non pregiudichi le legittime richieste ucraine.
Dopo Castel Gandolfo, Zelensky è arrivato a Palazzo Chigi per un faccia a faccia con la premier Giorgia Meloni. All’uscita ha parlato di “colloquio eccellente”, sottolineando che l’Italia gli ha ribadito un sostegno «continuo e concreto», tanto più importante oggi, mentre gli equilibri globali cambiano e la protezione americana appare meno solida. Meloni, dal canto suo, ha confermato l’impegno italiano “a fianco dell’Ucraina nella difesa del suo popolo e della sua libertà”, frase che suona come una presa di posizione netta nel momento in cui altri alleati mostrano stanchezza o ambivalenze. La visita romana è l’ultimo passaggio di un tour europeo iniziato ieri fra Londra e Bruxelles, dove Zelensky ha incontrato Starmer, Merz, Macron, Rutte, Costa e von der Leyen, con i quali ha discusso la riscrittura del piano di pace americano , proposto da Donald Trump a fine novembre: un documento giudicato da Kiev troppo vicino alle richieste russe, soprattutto nella parte in cui prevede la cessione del Donbass. Le cancellerie europee, in queste ore, hanno lavorato a un testo alternativo, limando otto punti considerati “inaccettabili”, con l’obiettivo di presentare a Washington una controproposta che non svilisca la posizione ucraina.
Questo lavoro diplomatico si inserisce in un contesto in cui l’Europa sta tentando di colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti: da marzo, infatti, gli aiuti militari americani sono fermi, trascinati da tensioni interne e da una strategia della Casa Bianca sempre più improntata al disimpegno. L’Unione Europea prova a reagire, ma non senza difficoltà: l’idea di un prestito di riparazione basato sugli asset russi congelati è sul tavolo da settimane, ma manca ancora l’unanimità. Starmer continua a parlare di un accordo “vicino”, ma le distanze all’interno dei Ventisette restano significative.
Se l’Europa fatica a trovare una voce comune, gli Stati Uniti invece sembrano avere l’idee ben chiare sulla loro strategia. Trump, nel presentare la propria linea sulla fine del conflitto, non ha nascosto la volontà di ridimensionare drasticamente l’impegno di Washington: meno armi, meno garanzie dirette, più pressione su Kiev affinché accetti concessioni territoriali. Una visione che incontra molte resistenze in Europa, non solo per solidarietà verso l’Ucraina, ma per la consapevolezza che legittimare la cessione del Donbass aprirebbe un precedente pericoloso per l’ordine di sicurezza europeo.
La questione Donbass è così tornata al centro della scena diplomatica: per Kiev è il cuore stesso della resistenza, per Mosca la condizione minima per qualunque accordo, per Washington — almeno nella versione trumpiana — una carta negoziale. Zelensky lo sa bene, e il suo tour europeo serve proprio a ricompattare un fronte che rischia di sfaldarsi nel momento più delicato della guerra.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Zelensky a Roma dalla Meloni, che conferma pieno sostegno all’Ucraina proviene da Associated Medias.

