di Redazione

Mentre riceveva i riconoscimenti per Un Semplice Incidente, da Teheran arrivava la notizia della nuova sentenza per “propaganda contro lo Stato”

Jafar Panahi, figura simbolo del cinema indipendente iraniano, ha partecipato di persona alla cerimonia dei Gotham Awards a New York, dove il suo ultimo film Un Semplice Incidente è stato premiato come Miglior Film Internazionale e Migliore Sceneggiatura Originale. È stato un raro momento di celebrazione per il regista, il cui impegno artistico e politico continua a scontrarsi con la repressione del regime iraniano.

Durante il suo discorso di accettazione, Panahi ha rivolto parole di sostegno a tutti i cineasti che operano senza protezione né risorse, spesso in condizioni di pericolo: «Dedico questo premio ai registi indipendenti in Iran e in tutto il mondo, a coloro che continuano a far girare la macchina da presa nel silenzio, senza sostegno e rischiando tutto, guidati solo dalla loro fede nella verità e nell’umanità». Ritornato sul palco per il secondo riconoscimento, Panahi ha ampliato il suo messaggio: «Spero che questa dedica sia un piccolo tributo a tutti coloro ai quali è stato negato il diritto di vedere e di essere visti, ma che continuano comunque a creare e a esistere».

Mentre l’autore riceveva consensi negli Stati Uniti, dalla capitale iraniana è giunta notizia di una nuova condanna a suo carico. Secondo quanto riferito dal suo legale, Mostafa Nili, Panahi è stato condannato in contumacia a un anno di detenzione, con l’aggiunta di un divieto di espatrio per due anni e il divieto di associarsi a gruppi politici o sociali. L’avvocato ha dichiarato che la sentenza sarà impugnata e ha precisato che il regista non si trova attualmente in Iran.

Panahi, già premiato con la Palma d’oro a Cannes, è da anni una delle voci più critiche nei confronti delle autorità iraniane. Le accuse mosse nei suoi confronti, secondo la difesa, riguardano presunte “attività di propaganda” contro lo Stato, di natura politica.

Non è la prima volta che il regista finisce nel mirino del regime. Nel 2010 fu arrestato per aver sostenuto le proteste antigovernative e condannato a sei anni di carcere con divieto di viaggiare e girare film. Dopo due mesi di detenzione fu liberato su cauzione. Nel 2022, Panahi venne nuovamente arrestato dopo aver partecipato a una mobilitazione di registi in difesa della libertà di espressione, rimanendo in custodia per quasi sette mesi.

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