di Aisha Harrison

Dopo oltre cinque ore di colloqui nessun compromesso tra Mosca e gli inviati americani. Mosca attacca l’Europa, avverte: “Se vuole la guerra, siamo pronti”. Zelensky: “Alcuni alleati sono stanchi, ma la pace è ancora possibile”.

Non c’è stata la svolta attesa al Cremlino nel confronto durato oltre cinque ore tra Vladimir Putin e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Al termine dell’incontro, Mosca ha fatto sapere che “non è stato raggiunto alcun compromesso” sulla questione più sensibile del negoziato: i territori contesi con Kiev. A riassumere la posizione russa è stato il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, secondo il quale le discussioni sono state “utili e costruttive”, ma il Cremlino è disposto a concordare solo una parte del piano elaborato da Washington. Il resto, ha spiegato, “suscita critiche” e richiederà nuovi approfondimenti. Le trattative proseguiranno proprio con Witkoff e Kushner.

La rigidità della posizione russa era apparsa chiara già prima del vertice. Il presidente russo aveva definito “inaccettabili” le modifiche proposte dagli europei al piano di pace del presidente degli Stati Uniti, accusandole di voler “bloccare il processo di pace”. Poi l’avvertimento: “Se l’Europa vuole la guerra, noi siamo pronti”, ha dichiarato Putin, denunciando anche l’atteggiamento di Kiev, che a suo dire “vive su un altro pianeta”, rifiutandosi di riconoscere l’attuale equilibrio militare a sfavore dell’Ucraina.

Nemmeno le parole di Donald Trump sono apparse incoraggianti. Il presidente americano ha definito la guerra un “disastro”, riconoscendo la complessità della situazione e la difficoltà della sua missione diplomatica. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in visita in Irlanda, ha ammesso che alcuni alleati di Kiev “sono stanchi”, e teme che Washington possa perdere interesse nei negoziati. Secondo lui, è proprio questo l’obiettivo del Cremlino. Mosca, nel frattempo, continua a insistere su un punto considerato irrinunciabile: l’Ucraina non deve entrare nella Nato né stringere alleanze militari occidentali. La presenza di basi o truppe straniere, ha ribadito il portavoce Dmitry Peskov, sarebbe vista come una minaccia diretta. La Russia, ha aggiunto Peskov, è “aperta ai negoziati”, ma questi devono portare a eliminare le cause “dell’operazione militare” lanciata nel 2022.

Witkoff e Kushner sono arrivati a Mosca nel primo pomeriggio e sono stati accolti dal consigliere presidenziale Kirill Dmitriev, con cui l’inviato speciale americano intrattiene da mesi rapporti stretti. Prima del confronto ufficiale con Putin, la delegazione statunitense ha preso parte a un pranzo in un noto ristorante, visitato il Teatro Bolshoi e passeggiato sulla Piazza Rossa.

Le trattative sono avvenute mentre Mosca rivendicava la conquista della città strategica di Pokrovsk, nella regione di Donetsk — un’affermazione immediatamente respinta da Kiev. Zelensky ha detto che Witkoff e Kushner sono “benvenuti” a Kiev per riferire l’esito del colloquio. Secondo Axios, però, il faccia a faccia con il leader ucraino potrebbe avvenire già domani in un Paese europeo, forse Bruxelles. Il presidente ucraino ha definito questo “uno dei momenti più difficili ma anche più ottimistici” per le prospettive di pace. L’ultima bozza del piano americano, quella presentata a Putin, è stata ridotta da 28 a 20 punti dopo le consultazioni tra delegazioni Usa e ucraine a Ginevra e in Florida. I contenuti restano riservati, ma “diverse questioni devono ancora essere risolte”, ha precisato Zelensky.

 

 

 

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