di Mario Tosetti
L’attacco a Washington compiuto da Rahmanullah Lakanwal, ex collaboratore afghano della CIA portato negli USA con Operation Allies Welcome, riaccende lo scontro politico su immigrazione, sicurezza e gestione dei visti. Ecco cosa è accaduto e quali conseguenze sta generando
L’attacco armato avvenuto a Washington ha riportato al centro del dibattito temi delicati come responsabilità, controlli e politiche migratorie. L’autore della sparatoria, Rahmanullah Lakanwal, afghano di 29 anni, non era un immigrato qualunque: aveva collaborato con i servizi segreti statunitensi, lavorando nelle Zero Units, reparti speciali impiegati in operazioni clandestine nella travagliata provincia di Kandahar. Dopo il ritiro americano del 2021, Lakanwal era stato trasferito negli Stati Uniti insieme alla famiglia tramite il programma Operation Allies Welcome, creato per proteggere oltre 70 mila collaboratori afghani a rischio.
L’uomo aveva ottenuto l’approvazione alla sua domanda d’asilo nella primavera del 2025, durante l’amministrazione Trump. Eppure, per ragioni ancora avvolte nel mistero, Lakanwal avrebbe maturato un risentimento tale da attraversare il Paese e aprire il fuoco contro due membri della Guardia Nazionale.
Il bilancio della sparatoria e l’indagine dell’FBI
La sparatoria ha colpito due giovani soldati, Andrew Wolfe, 24 anni, e Sarah Beckstrom, 20 anni. Quest’ultima, inizialmente ferita gravemente, è deceduta nelle ore successive, come annunciato dal presidente Donald Trump durante un discorso televisivo per il Giorno del Ringraziamento. Wolfe rimane in condizioni critiche.
L’FBI indaga senza escludere alcuna pista: si cerca di comprendere la motivazione dell’attacco, la possibile presenza di complici e l’eventuale collegamento con gruppi estremisti. Le operazioni si estendono da Washington a San Diego, nel tentativo di ricostruire gli spostamenti e i contatti del giovane afghano.
La reazione della Casa Bianca e la stretta sui visti afghani
Il presidente Trump ha immediatamente trasformato l’episodio in un punto centrale della sua narrativa politica. Oltre a schierare altri 500 soldati nella capitale con la motivazione di rafforzare la sicurezza, ha annunciato il blocco dei visti provenienti dall’Afghanistan e l’avvio di una revisione totale di quelli finora concessi. Trump ha definito l’Afghanistan «un inferno in terra» e ha indicato l’immigrazione come la principale minaccia alla sicurezza nazionale.
La linea della Casa Bianca ha avuto riflessi anche sulla politica internazionale, con il Dipartimento di Stato che ha chiesto ai governi europei un irrigidimento delle norme sulle migrazioni di massa.
Il nodo delle responsabilità: tra Trump, Biden e il ritiro dall’Afghanistan
Sul piano politico è esploso un acceso scambio di accuse. Trump ha puntato il dito contro il suo predecessore, ma il ritiro dall’Afghanistan fu negoziato proprio dalla sua amministrazione. Biden lo ha eseguito, con errori significativi, ma qualunque governo avrebbe dovuto garantire l’evacuazione dei collaboratori afghani, sia per una questione morale sia per preservare la credibilità degli Stati Uniti nelle future operazioni internazionali.
Non va dimenticato che l’approvazione della domanda di asilo di Lakanwal, risalente all’aprile 2025, è avvenuta sotto l’amministrazione Trump, aspetto che complica la narrativa della Casa Bianca sull’episodio.
L’uso dei militari nelle città e la contestazione della sindaca Bowser
L’attacco ha riacceso un altro dibattito controverso: l’impiego delle forze armate sul territorio nazionale per motivi di ordine pubblico. La giudice federale Jia Cobb ha già definito illegale questo tipo di dispiegamento, ma Trump ha insistito sostenendo che sia necessario per fronteggiare la “criminalità dilagante”.
La sindaca di Washington, Muriel Bowser, ha criticato duramente la decisione, ricordando che i due giovani soldati non avrebbero dovuto trovarsi in servizio nelle strade della capitale. Secondo Bowser, non vi era alcuna emergenza tale da giustificare la loro mobilitazione e l’invio di ulteriori 500 militari non offrirebbe alcuna soluzione reale al problema emerso.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Attentato di Washington: il caso Lakanwal scuote la politica USA tra responsabilità, immigrazione e sicurezza proviene da Associated Medias.

