di Martina Esposito
L’opera, pubblicata in contemporanea mondiale da Oblomov Edizioni, chiude un progetto visivo complesso durato anni. A Milano anche la prima mostra integrale dedicata al lavoro dell’artista
È arrivato in libreria in tutto il mondo il secondo e conclusivo volume de Il nome della rosa reinterpretato da Milo Manara. Dopo la pubblicazione del primo capitolo nel 2023, il maestro del fumetto italiano porta a termine un’impresa ambiziosa: tradurre in immagini il celebre romanzo d’esordio di Umberto Eco, a 45 anni dalla sua prima edizione.
Pubblicato da Oblomov Edizioni, il progetto non è una semplice trasposizione grafica, ma una lettura visiva densa e stratificata che rispetta — e al tempo stesso reinterpreta — la complessità del testo originale. Manara costruisce l’opera con tre stili grafici distinti, che si intrecciano per restituire le diverse anime del romanzo: la ricchezza delle miniature medievali, i rilievi scultorei, le architetture monastiche; l’iniziazione del giovane Adso al mondo, alla conoscenza e alla sensualità; e infine, lo sfondo storico della vicenda dei Dolciniani, tra eresia, povertà, persecuzioni e dissenso.
Più che una narrazione illustrata, il lavoro di Manara si presenta come una riflessione visiva che accompagna e commenta il testo di Eco. Una “chiosa disegnata”, che si inserisce a pieno titolo nel gioco metanarrativo del romanzo: un libro sui libri, in cui ogni livello di lettura rimanda a un altro.
Lontano dalla tentazione dell’illustrazione didascalica, Manara adatta Il nome della rosa secondo la propria sensibilità visiva, lasciando che le immagini parlino con autonomia e costruiscano un racconto parallelo, capace di dialogare con il testo originario senza scimmiottarlo. Il risultato è un’opera raffinata, meditata, che unisce la potenza del fumetto classico a una rilettura contemporanea del Medioevo.
Una mostra a Milano per esplorare l’universo visivo di Manara
A coronare l’uscita del volume, apre oggi a Milano — presso il Volvo Studio — la prima mostra integrale dedicata all’intero lavoro di Milo Manara su Il nome della rosa. L’esposizione resterà aperta fino al 15 gennaio 2026 e offrirà ai visitatori la possibilità di seguire da vicino il processo creativo che ha portato alla realizzazione dell’opera: dagli schizzi preparatori alle tavole definitive, attraversando le fonti iconografiche e le scelte stilistiche che hanno guidato l’autore.
Un’occasione per riflettere su come il fumetto, quando affrontato con rigore e ambizione, possa confrontarsi con i classici della letteratura senza tradirne la profondità. E per interrogarsi, ancora una volta, su quanto le storie del passato parlino anche al nostro presente.
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