di Emilia Morelli

La Procura di Milano indaga Caltagirone, Milleri e l’AD di Mps Lovaglio per presunta manipolazione di mercato e ostacolo alla vigilanza nell’ambito dell’Ops da 13,5 miliardi su Mediobanca. Perquisizioni in corso e titoli in calo

mediobancaLa maxi‐scalata del Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca, operazione che ha segnato il panorama finanziario del 2025, finisce ora al centro di un’indagine giudiziaria. La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, contestando le ipotesi di aggiotaggio e ostacolo all’attività delle Autorità di vigilanza.

Secondo fonti giudiziarie, la Guardia di Finanza sta conducendo perquisizioni e acquisizioni di documenti per ricostruire l’intera operazione, dal coordinamento degli acquisti azionari ai rapporti tra i protagonisti della scalata. La notizia ha immediatamente avuto ripercussioni in Borsa, dove Mps ha registrato un calo del 4,56% e Mediobanca ha chiuso in ribasso dell’1,9%.

Il presunto accordo segreto sulla scalata a Mediobanca

L’inchiesta muove dai sospetti che l’intera offensiva finanziaria, culminata nell’Offerta pubblica di scambio da 13,5 miliardi lanciata da Mps, sia stata orchestrata attraverso un’intesa non dichiarata tra gli indagati. Tale accordo, secondo le ricostruzioni, avrebbe riguardato sia gli acquisti di azioni del Monte dei Paschi effettuati nel 2024 dopo la cessione di quote da parte del Ministero dell’Economia, sia le operazioni su titoli Mediobanca.

L’elemento più grave sarebbe la mancata comunicazione di questo coordinamento alla Consob, alla Banca centrale europea e all’Ivass, che avrebbero così valutato l’operazione sulla base di informazioni incomplete. La ricostruzione suggerisce che l’Ops non sia stata il risultato spontaneo del mercato, bensì l’esito di un’azione concertata finalizzata a conquistare Mediobanca e, attraverso questa, rafforzare la presa su Generali, storico perno della finanza italiana.

La scalata da 13,5 miliardi: un’operazione che ha cambiato gli equilibri

L’offerta lanciata da Mps a gennaio 2025 aveva sorpreso analisti e investitori, sia per l’entità economica sia per le implicazioni strategiche. A settembre, la proposta si era chiusa con l’86,33% delle adesioni, un risultato superiore alle attese che aveva comportato un esborso complessivo di 13,5 miliardi di euro.

Nel corso dei mesi, l’operazione si era intrecciata con altre partite di mercato, come la proposta di Mediobanca per l’acquisizione di Banca Generali, mossa che avrebbe potuto rendere più complessa la conquista da parte del Monte dei Paschi. Nonostante ciò, la campagna lanciata dal fronte Delfin-Caltagirone tramite Mps è riuscita a ottenere una maggioranza schiacciante, puntando anche a ridefinire il controllo su Generali, dove Mediobanca era primo azionista.

La posizione del Monte dei Paschi e le verifiche della magistratura

In una nota ufficiale, Mps ha confermato di aver ricevuto il decreto di perquisizione e la notifica dell’avviso di garanzia all’amministratore delegato Luigi Lovaglio. La banca sostiene di aver sempre agito in modo corretto e annuncia piena collaborazione con la magistratura.

Secondo l’istituto, le contestazioni riguardano esclusivamente l’ipotesi di ostacolo alle funzioni di vigilanza e di manipolazione di mercato, accuse che la banca ritiene di poter chiarire fornendo tutti gli elementi richiesti dagli inquirenti.

Un’indagine nata da un esposto e da mesi di tensioni

La vicenda giudiziaria affonda le sue radici anche in un esposto presentato da Mediobanca a giugno 2025, con cui l’istituto segnalava possibili comportamenti concordati tra soci nella scalata al gruppo di Piazzetta Cuccia. L’operazione aveva generato forti tensioni nell’establishment finanziario e politico, aggravate dal ruolo del governo, primo azionista di Mps al momento dell’Ops.

Il risultato finale dell’offerta, che aveva mirato a ottenere almeno i due terzi del capitale Mediobanca, è andato oltre ogni previsione con l’89,33% di adesioni, cambiando in profondità gli equilibri del sistema finanziario. Ora la magistratura è chiamata a verificare se quell’operazione sia stata guidata da accordi riservati capaci di alterare il normale funzionamento del mercato.

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