di Emilia Morelli
Il governo punta a portare in Aula a gennaio la riforma del premierato con elezione diretta del presidente del Consiglio. Opposizioni sul piede di guerra: per il Pd è un attacco alla democrazia parlamentare. La maggioranza prepara il percorso fino al referendum
Il tema del premierato torna al centro del confronto politico. Durante la conferenza dei capigruppo alla Camera, l’esecutivo ha richiesto che la riforma istituzionale venga discussa in Aula già a gennaio, inserendola inoltre nella programmazione trimestrale dei lavori parlamentari.
L’obiettivo dichiarato è permettere un approdo rapido alla discussione plenaria non appena la commissione competente avrà concluso l’esame del testo.
La riforma proposta dal centrodestra mira a rafforzare la figura del presidente del Consiglio introducendo l’elezione diretta del premier e un assetto che avvicina il sistema italiano a un modello semipresidenziale.
Il Pd insorge: “Colpo ai principi della democrazia parlamentare”
La scelta dell’esecutivo ha innescato immediatamente la reazione del Partito Democratico. La capogruppo dem Chiara Braga ha interpretato la mossa come una risposta diretta agli esiti delle regionali e come un tentativo della premier Giorgia Meloni di riaffermare la propria leadership dopo le tensioni interne alla maggioranza.
Secondo Braga, la riforma rischia di indebolire il ruolo del Parlamento e del presidente della Repubblica, alterando gli equilibri costituzionali. Le opposizioni annunciano quindi una battaglia parlamentare serrata contro una proposta giudicata divisiva e forzata.
La Russa: “Il tempo tecnico c’è, la scelta è politica”
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha confermato che, dal punto di vista procedurale, i tempi per approvare la riforma entro la legislatura esistono. Tuttavia ha sottolineato che la vera questione riguarda la decisione politica della maggioranza: procedere anche senza un accordo con le opposizioni significherebbe modificare in modo radicale la Costituzione senza un consenso ampio.
La Russa ha inoltre espresso il rammarico per non aver avviato il percorso partendo dal presidenzialismo, ritenendo che quella opzione avrebbe potuto favorire un dialogo più costruttivo.
Fazzolari: “Iter completo e poi parola agli italiani”
Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha ribadito la linea di Fratelli d’Italia: la riforma seguirà l’intero processo parlamentare e, una volta approvata, sarà sottoposta al referendum confermativo. Per lui la stabilità garantita dall’attuale maggioranza dimostra l’utilità di un sistema più diretto e coerente nella scelta del capo del governo.
Fazzolari respinge inoltre l’idea di modificare la legge elettorale a seconda degli interessi delle coalizioni, sostenendo la necessità di un modello duraturo e trasparente. La direzione auspicata è quella di un sistema simile a quello delle elezioni comunali e regionali, con indicazione del presidente del Consiglio e un premio di maggioranza.
Il nodo legge elettorale e la prospettiva del referendum
Sul fondo della discussione resta la questione della futura legge elettorale, che secondo le opposizioni la maggioranza vorrebbe adattare per mantenere il controllo del governo. La maggioranza punta invece a costruire un sistema stabile in cui l’elettore possa sapere con chiarezza chi guiderà il Paese dopo il voto.
Il percorso si preannuncia comunque lungo e conflittuale. Una volta completato l’iter parlamentare, sarà il referendum confermativo a decidere il destino della riforma e il futuro assetto istituzionale italiano.
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