di Velia Iacovino
Il continuo calo, che dura da circa un quarantennio, costituisce un fenomeno grave per lo stato di salute della democrazia. Tocqueville, nella prima metà dell’800, temeva che essa conducesse alla tirannide della maggioranza; dobbiamo ora temere che finisca nella tirannide di una minoranza?
La disaffezione al voto non è più un fenomeno marginale, ma una realtà ormai strutturale. A lanciare l’allarme è Sabino Cassese, giurista ed editorialista del Corriere della Sera, che evidenzia il crollo continuo della partecipazione elettorale: dal 93% dei primi decenni repubblicani al 64% delle politiche 2022, fino al 42-45% registrato nelle recenti elezioni regionali.
Secondo Cassese, questo dato spalanca un pericoloso fossato tra società e politica, mettendo in crisi il principio stesso della democrazia come autogoverno fondato sul suffragio universale. Un fenomeno che non risparmia né destra né sinistra e che colpisce territori governati da schieramenti opposti allo stesso modo. Le cause vanno ricercate, in primo luogo, nel drastico calo della partecipazione politica, soprattutto tra i più giovani, sempre meno informati e sempre più distanti dal dibattito pubblico. A questo si aggiunge il ridimensionamento dei partiti, un tempo radicati e diffusi, oggi ridotti a strutture ristrette e sempre più oligarchiche.
Non si tratta, sottolinea Cassese, di semplice apatia: pesa soprattutto la povertà dell’offerta politica, fatta di slogan e semplificazioni, priva di visione e di pensiero lungo. Una politica che parla d’altro rispetto a ciò che realmente interessa i cittadini. Il risultato è un circolo vizioso: governi sostenuti da una minoranza del Paese, forze politiche ossessionate dai sondaggi e una progressiva “nazionalizzazione” persino delle elezioni regionali, con conseguente indebolimento dell’autonomia locale.
Il rischio, ammonisce Cassese, è quello di passare dalla “tirannide della maggioranza” temuta da Tocqueville a una ben più inquietante tirannide della minoranza.
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