di Emilia Morelli

La legge sul consenso, approvata alla Camera con voto unanime, si blocca al Senato per richiesta di approfondimenti della maggioranza. Schlein sollecita Meloni a rispettare gli accordi, mentre le opposizioni parlano di tradimento politico sulla tutela delle donne

consensoQuello che sembrava uno dei pochi provvedimenti bipartisan della legislatura subisce una brusca frenata. Il disegno di legge sulla violenza sessuale, che introduce una definizione chiara del consenso femminile, dopo il via libera unanime della Camera si arena a Palazzo Madama.

A chiedere un rallentamento è la Lega, sostenuta da Fratelli d’Italia e Forza Italia, che invocano approfondimenti e nuove audizioni. Una decisione che ha portato le opposizioni ad abbandonare la Commissione Giustizia del Senato in segno di protesta.

Schlein chiama Meloni: «Rispettiamo gli accordi»

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha dichiarato di aver contattato la premier Giorgia Meloni per sollecitare il rispetto dell’intesa politica raggiunta nei mesi scorsi. Schlein non ha riferito la risposta della presidente del Consiglio, limitandosi a dire: «Questo dovete chiederlo a lei».

Per la leader dem, uno stop motivato da dinamiche interne al centrodestra sarebbe «gravissimo», soprattutto perché colpirebbe un provvedimento pensato per rafforzare la tutela delle donne vittime di violenza.

Lo scontro politico nella giornata simbolo

Il congelamento della legge arriva in un giorno particolarmente significativo: la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in cui la Camera ha invece approvato all’unanimità il ddl che introduce nel codice penale il reato specifico di femminicidio, punito con l’ergastolo.

Meloni ha definito quel voto «un segnale importante di coesione», senza però citare il disegno di legge sul consenso, ora fermo in Senato.

La reazione dell’opposizione

Critiche durissime arrivano dai partiti di minoranza, che accusano la maggioranza di aver «stracciato l’accordo». Secondo i senatori del Pd, il dietrofront compromette un percorso condiviso sulla protezione delle donne dalla violenza maschile.

Michela Di Biase, relatrice del provvedimento, parla di «voltafaccia inspiegabile e gravissimo», mentre Ivan Scalfarotto sostiene che «stringersi la mano con questa destra non vale nulla». Per Valeria Valente il rinvio sarebbe motivato da ragioni «pretestuose», senza veri nodi tecnici.

La posizione della maggioranza e della Commissione

La presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, respinge le accuse e chiarisce che la volontà politica è quella di proseguire. L’obiettivo, sostiene, non è bloccare il provvedimento ma introdurre «miglioramenti tecnici» dopo un breve ciclo di audizioni.

Bongiorno assicura che il testo tornerà presto in discussione.

La protesta arriva alla Camera

La tensione si sposta anche a Montecitorio, dove Avs, Italia Viva, Pd e Movimento 5 Stelle hanno chiesto, senza successo, la sospensione dell’esame del ddl fino a un chiarimento da parte della ministra Roccella e dei capigruppo di maggioranza.

Secondo Elisabetta Piccolotti, la ministra avrebbe evitato di spiegare le ragioni del blocco, mantenendo «un comportamento surreale» e rifiutando di intervenire nonostante le richieste dell’opposizione.

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