di Carlo Longo

Il nuovo piano di pace tra Stati Uniti e Ucraina prende forma: la bozza scende a 19 punti e offre garanzie di sicurezza rafforzate per Kiev. Restano nodi territoriali e dubbi russi, mentre cresce il ruolo europeo. Attacchi con droni e missili continuano sul territorio ucrain

usa ucrainaIl processo diplomatico sulla guerra in Ucraina continua a oscillare, ma ora è Kiev a intravedere una possibile apertura. Dopo giorni di timori per un accordo giudicato troppo vicino alla resa, la leadership ucraina considera il nuovo testo in discussione con gli Stati Uniti più equilibrato e più favorevole ai propri interessi.

Gli incontri avvenuti a Ginevra hanno portato Washington a rielaborare in modo sostanziale la proposta iniziale, riducendo la bozza da 28 a 19 punti. Fonti vicine ai negoziati sostengono che molte delle clausole più penalizzanti per l’Ucraina siano state attenuate o eliminate. Andriy Yermak, capo dello staff di Volodymyr Zelensky, ha definito il nuovo impianto «molto più solido», sottolineando in particolare l’impegno americano a fornire garanzie di sicurezza vincolanti come mai prima d’ora.

Sul fronte dell’ingresso nella NATO, Kiev ribadisce di non voler modificare la Costituzione per rinunciare al percorso di adesione. Allo stesso tempo riconosce che, nelle condizioni attuali, l’ingresso nell’Alleanza non è realisticamente immediato.

Le questioni ancora aperte e l’ipotesi di un incontro Trump-Zelensky

Sebbene il clima sia più positivo, restano nodi ancora irrisolti. La Casa Bianca ha confermato che permangono aspetti «delicati», soprattutto sul piano territoriale.

Gli Stati Uniti parlano di progressi «significativi», ma chiariscono che serviranno ulteriori colloqui diretti con Ucraina e Russia per definire i termini finali. La dimensione delle eventuali concessioni territoriali resta l’elemento più sensibile e potrebbe richiedere un confronto diretto tra Trump e Zelensky.

Il presidente ucraino punta a un faccia a faccia con il leader americano già nei prossimi giorni, approfittando del periodo del Thanksgiving. Il simbolismo della data non sfugge a Kiev, anche perché proprio quel giorno era stato inizialmente indicato da Trump come scadenza per la risposta ucraina al suo piano originario, poi posticipata.

Mosca contrariata e nuovi contatti riservati

La Russia appare invece profondamente delusa dall’evoluzione delle trattative, accusando gli europei di aver interferito nel percorso costruito tra Vladimir Putin e Donald Trump.

Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha dichiarato che Mosca non accetterà modifiche che cancellino «lo spirito di Anchorage», ossia gli accordi informali raggiunti in estate in Alaska. Secondo il Cremlino, gli Stati Uniti sarebbero gli unici interlocutori occidentali realmente disposti a trattare, mentre l’Europa avrebbe perso ogni credibilità diplomatica.

Nonostante le dichiarazioni di facciata, contatti diretti tra Washington e Mosca proseguono ad Abu Dhabi, dove sono in corso nuovi colloqui riservati. Secondo alcune fonti, la Russia starebbe valutando di ritirarsi dal processo se il nuovo testo non risponderà ai suoi obiettivi strategici.

L’asse USA-Europa e le garanzie per Kiev

La tensione russa cresce anche per il riavvicinamento tra Stati Uniti ed europei. Per la prima volta, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha partecipato alla riunione della Coalizione dei Volenterosi, confermando che le garanzie di sicurezza per Kiev saranno un elemento imprescindibile.

Anche Giorgia Meloni ha ribadito la necessità di un percorso comune tra le due sponde dell’Atlantico per una pace «giusta e duratura», sostenendo un sistema di sicurezza condiviso. Ursula von der Leyen ha invece posto l’attenzione sul finanziamento della ricostruzione ucraina, includendo l’utilizzo dei beni russi congelati.

Nuova ondata di attacchi russi

Parallelamente ai negoziati, la guerra sul campo non accenna a fermarsi. Nella notte tra lunedì e martedì la Russia ha lanciato oltre 460 droni e 22 missili contro il territorio ucraino, causando vittime a Kiev e danni diffusi.

Alcuni droni hanno oltrepassato i confini, cadendo in Moldavia e Romania. La NATO ha fatto decollare caccia per proteggere lo spazio aereo rumeno dopo la violazione del confine.

Zelensky richiama ancora una volta l’urgenza di mantenere costanti forniture militari e sistemi di difesa aerea, avvertendo che ogni interruzione negli aiuti comporterebbe un ulteriore aumento delle vittime civili.

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