di Ennio Bassi

Secondo l’Osservatorio Prezzi&Tariffe di Cittadinanzattiva, la Tari aumenta del 3,3% rispetto al 2024. Introdotta una nuova componente per finanziare il Bonus sociale rifiuti, ma il divario Nord-Sud resta marcato

Nel 2025 le famiglie italiane pagheranno di più per la gestione dei rifiuti urbani. È quanto emerge dall’Osservatorio Prezzi&Tariffe contenuto nel Dossier Rifiuti di Cittadinanzattiva, diffuso in anteprima dal Sole 24 Ore. Secondo il rapporto, una famiglia tipo (tre componenti in 100 mq di abitazione) ha speso in media 340 euro per la Tari, con un incremento del 3,3% rispetto ai 329 euro del 2024.

L’aumento è legato anche all’introduzione di una nuova componente perequativa – denominata UR3a – attivata dall’Autorità Arera dal 1° gennaio 2025 per finanziare il Bonus sociale rifiuti, destinato alle famiglie a basso reddito (ISEE fino a 9.530 euro, o 20.000 per nuclei numerosi). Sebbene lo sconto del 25% sulla tariffa sarà attivo dal 2026, le famiglie hanno già anticipato 6 euro a testa per il 2025.

Aumenti in 95 capoluoghi, ma non ovunque

L’indagine evidenzia rincari in 95 capoluoghi italiani, con un solo caso di stabilità e 14 città dove la Tari è diminuita. Gli aumenti più significativi sono stati registrati a Reggio Emilia (+15,1%), Ferrara (+13,8%) e Siena (+12,9%). Al contrario, i tagli maggiori si sono verificati a Modena (–12,3%), Cagliari (–7,6%) e Milano (–7,5%).

Secondo Tiziana Toto, responsabile delle politiche dei consumatori per Cittadinanzattiva, l’impatto delle nuove componenti è “limitato”, mentre la vera leva per contenere i costi è rappresentata da investimenti negli impianti di trattamento e nei sistemi di misurazione puntuale.

A tal proposito, l’Arera, che dal 2020 è responsabile della definizione dei criteri tariffari, ha introdotto per il quadriennio 2025–2028 il nuovo Metodo tariffario MTR-3, che prevede premi per i gestori virtuosi e penalità per chi non raggiunge gli standard di qualità, incoraggiando l’adozione di tariffe commisurate ai rifiuti effettivamente prodotti.

Italia spaccata a metà: il Sud paga di più

Sul piano territoriale, il dossier conferma l’esistenza di un profondo divario geografico. Le famiglie che vivono al Sud pagano in media 385 euro, una cifra superiore del 33% rispetto ai 290 euro del Nord. Al Centro, la spesa si attesta sui 364 euro.

Le regioni più care sono Puglia (445 euro, +4,4%), Campania (418 euro) e Sicilia (402 euro), mentre la più virtuosa resta il Trentino-Alto Adige (224 euro), dove l’utilizzo della Tarip – la tariffa puntuale basata sui rifiuti realmente prodotti – ha permesso un contenimento significativo dei costi.

Anche tra i capoluoghi di provincia le differenze sono marcate: sette su dieci tra i più costosi si trovano nel Mezzogiorno. In testa Catania con 602 euro, seguita da Pisa (557 euro), Genova (509 euro) e Napoli (496 euro). Le città più economiche sono Cremona (196 euro), Udine e Trento (199 euro).

“Queste differenze si radicano in squilibri strutturali precedenti – spiega Tiziana Toto – e per superarle servirebbe una revisione complessiva delle tariffe, possibile solo a fronte di una gestione più efficiente del servizio”.

Raccolta differenziata: bene il Nord, fanalino di coda la Sicilia

Nonostante il dato nazionale della raccolta differenziata abbia raggiunto nel 2023 il 66,6%, superando gli obiettivi fissati dall’Unione Europea, la distribuzione è tutt’altro che omogenea. Secondo Ispra, il Nord Italia registra il dato più alto con una media del 73,4% (Emilia-Romagna al top con 77,1%), mentre al Centro si scende al 62,3% e al Sud al 58,9%, con la Sicilia ancora in coda al 55,2%.

“La quantità di raccolta differenziata è importante, ma non basta – sottolinea Toto – bisogna lavorare anche sulla qualità del rifiuto raccolto. In alcuni settori, come quello tessile, manca ancora un collegamento efficiente tra raccolta e riciclo”.

Ed è proprio su questo punto che si concentrano le politiche ambientali europee per i prossimi anni. Il Circular Economy Act, atteso nel 2026, spingerà gli Stati membri a colmare il divario tra raccolta e riutilizzo, in un’ottica di economia sempre più circolare e sostenibile.

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