di Emilia Morelli
Jacqueline Bisset accende il dibattito al Torino Film Festival con dichiarazioni controcorrenti sul movimento #MeToo. L’attrice critica la “provocazione continua” e invita a una maggiore discrezione, scatenando discussioni su responsabilità, istinti e dinamiche di genere
Jacqueline Bisset, icona del cinema internazionale dagli anni Sessanta in poi, arriva al Torino Film Festival e in pochi minuti catalizza l’attenzione con dichiarazioni destinate a far discutere. A 81 anni, elegante e intensa come sempre, l’attrice sceglie di affrontare un tema che aveva evitato finora: il suo rapporto conflittuale con il movimento #MeToo. Lo fa con parole nette, che scuotono la platea e si diffondono rapidamente oltre le mura del festival.
Critiche al #MeToo: «Le donne non devono provocare continuamente»
Secondo Bisset, la discussione sulle molestie e sugli abusi non può essere affrontata ignorando — a suo dire — la responsabilità delle donne nel modo in cui si presentano e si espongono. «Non ho mai avuto una posizione semplice sul #MeToo», afferma, sostenendo che l’eccesso di provocazione alimenti dinamiche difficili da controllare. «Gli uomini hanno reazioni naturali, ma non per questo le donne dovrebbero stimolarle di continuo», insiste, chiedendo di non vedere travisate le sue parole.
Una metafora che fa discutere
L’attrice ricorre anche a un paragone che in sala fa trattenere il fiato: quello con un cane che va educato e non punito per un istinto incontrollato. «Non paragono gli uomini agli animali», chiarisce subito, «ma alcuni comportamenti maschili nascono da impulsi primitivi». Da questo presupposto, Bisset deduce che le donne dovrebbero adottare un atteggiamento più misurato e riservato, senza però negare la gravità degli abusi. «Odio la violenza sulle donne», ribadisce, «ma tutti dobbiamo assumerci una parte di responsabilità».
Una vita fuori dagli schemi e un punto di vista maturato nel tempo
Jacqueline Bisset, che nella sua carriera ha attraversato Hollywood mantenendo il controllo della propria immagine e senza scivolare negli stereotipi glamour del periodo, ripercorre brevemente alcune tappe personali: tanti flirt, nessun matrimonio, nessun figlio e oltre ottanta film. Dalle prime interpretazioni con Polanski fino alle collaborazioni più recenti, passa attraverso un mondo dello spettacolo che definisce “complesso e pieno di zone d’ombra”. Racconta di esserne uscita senza traumi: «Non ho mai subìto violenze», afferma, convinta che il comportamento individuale influenzi il modo in cui si viene percepite e trattate.
La critica all’esibizionismo dei social
Uno dei bersagli principali delle sue riflessioni è la cultura digitale contemporanea. Per Bisset, molte dinamiche odierne sono aggravate da un’esposizione costante, dalla ricerca ossessiva di attenzioni e da un narcisismo amplificato dalle piattaforme online. «Oggi ci si mostra troppo, senza filtro», sostiene. «Questo può risvegliare impulsi privati che non tutti sono in grado di controllare». L’attrice invita quindi a una riflessione collettiva sul ruolo dei social nella percezione del corpo e nella costruzione delle relazioni.
Un intervento destinato a far discutere
Le sue parole hanno diviso immediatamente pubblico e addetti ai lavori: per alcuni una riflessione scomoda ma utile, per altri un’affermazione che rischia di spostare la responsabilità dal molestatore alla vittima. Ma Jacqueline Bisset sembra consapevole della provocazione che porta con sé e conclude con una nota di sincerità: «La bellezza è un dono, non un merito. Ma parlarne è quasi indecente. Meglio viverla e rispettarla».
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