di Corinna Pindaro

Israele elimina il vicecomandante di Hezbollah, Haytham Ali Tabatabai, in un raid su Beirut. L’attacco arriva mentre Hamas tratta al Cairo e l’opposizione israeliana chiede un’inchiesta sul 7 ottobre. Sale la tensione in Libano, dove il presidente Aoun denuncia nuove violazioni

israeleIsraele ha condotto un nuovo bombardamento su Beirut colpendo Haytham Ali Tabatabai, considerato il numero due di Hezbollah e capo di fatto dello stato maggiore dell’organizzazione sciita. Il raid, avvenuto nel quartiere di Haret Hreik, segue giorni di scambi di fuoco tra Israele e Libano e arriva in un momento altamente sensibile: al Cairo, una delegazione di Hamas sta incontrando i mediatori per discutere l’escalation a Gaza e la seconda fase della proposta di tregua. Sullo sfondo, la grande manifestazione tenutasi ieri a Tel Aviv, dove l’opposizione ha chiesto una commissione d’inchiesta indipendente sul 7 ottobre.

Netanyahu rivendica l’operazione: «Era un pericolo diretto»

Benjamin Netanyahu ha confermato di aver approvato personalmente l’eliminazione di Tabatabai su indicazione del capo di stato maggiore Eyal Zamir e del ministro della Difesa Israël Katz. In un messaggio sui social, il premier ha definito il dirigente di Hezbollah «un assassino con le mani sporche di sangue israeliano e americano» e un protagonista del riarmo del gruppo militante. Secondo fonti locali, sei missili hanno centrato il condominio dove Tabatabai si trovava: cinque persone sono morte e ventuno sono rimaste ferite.

Washington non informata preventivamente

Fonti citate dal giornalista di Axios Barak Ravid riferiscono che gli Stati Uniti non sono stati avvisati dell’attacco in anticipo, anche se sapevano da qualche giorno che Israele stava preparando un’operazione nel sud del Libano. Non erano però a conoscenza né del bersaglio né del momento esatto del raid. Per l’esercito israeliano, Tabatabai giocava un ruolo centrale nella crescita della capacità militare di Hezbollah.

Il Libano accusa: «Israele ignora gli appelli alla de-escalation»

Beirut ha reagito duramente. Il presidente Joseph Aoun ha denunciato l’attacco come un’ulteriore violazione della sovranità libanese, avvenuta peraltro nel giorno dell’anniversario dell’indipendenza nazionale. Aoun ha ribadito che il Libano aveva chiesto negoziati diretti sul ritiro israeliano dagli avamposti nel sud del Paese, in cambio del proseguimento dello smantellamento delle postazioni di Hezbollah e di un percorso di pacificazione. Secondo il presidente, Israele «continua a ignorare tutte le iniziative diplomatiche per ristabilire la stabilità nella regione».

La possibile risposta di Hezbollah e lo spettro di nuovi fronti

Secondo fonti dell’intelligence israeliana citate dai media locali, la risposta libanese potrebbe arrivare già nei prossimi giorni con attacchi mirati a obiettivi israeliani o ebraici fuori dai confini di Libano e Israele, così da evitare un’escalation diretta ma lanciare un segnale forte. Lo scenario è aggravato dal fatto che Papa Leone XIV è atteso a Beirut per una visita ufficiale tra il 30 novembre e il 2 dicembre.

IDF in difficoltà: crisi interna e carenza di personale

All’interno di Israele cresce la preoccupazione per la capacità dell’esercito di sostenere più fronti contemporanei. Secondo il quotidiano Yedioth Ahronoth, le forze armate stanno attraversando una crisi senza precedenti: mancano nuove reclute e molti ufficiali stanno lasciando il servizio. Il logoramento di mesi di combattimenti ha prodotto burnout diffuso, calo del sostegno familiare e forte senso di abbandono tra i soldati, proprio mentre la minaccia di una guerra su più fronti – dal Libano a Gaza, con l’Iran sullo sfondo – appare sempre più concreta.

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