di Corinna Pindaro

Il segretario generale del Garante della privacy, Angelo Fanizza, si dimette in un clima di forte controversia. Al centro della vicenda presunte richieste di accesso alle email interne e accuse di conflitti d’interesse. Ecco cosa è successo e perché la crisi istituzionale continua

Angelo Fanizza, segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali, ha presentato le proprie dimissioni senza fornire spiegazioni ufficiali. L’uscita di fanizzascena arriva in un momento particolarmente delicato per l’autorità, già al centro del dibattito pubblico dopo le inchieste della trasmissione Report e le successive ricostruzioni giornalistiche che avevano sollevato il tema dei possibili conflitti d’interesse tra alcuni membri dell’istituzione e ambienti governativi. Le opposizioni avevano formalmente richiesto le dimissioni dell’intero collegio, mentre più recentemente anche l’assemblea dei lavoratori del Garante si era espressa in quella direzione. A lasciare, però, è stato solo Fanizza.

L’ipotesi di un controllo sulle email interne

Uno degli elementi più controversi riguarda il presunto tentativo di individuare la fonte delle informazioni che sarebbero arrivate ai giornalisti. Secondo le ricostruzioni di Report e del Fatto Quotidiano, Fanizza avrebbe chiesto a Cosimo Comella, responsabile della sicurezza informatica, di accedere all’intero archivio delle email dei dipendenti dal 2001 a oggi. L’obiettivo, sempre secondo le fonti, sarebbe stato identificare chi aveva comunicato con le testate. Comella avrebbe rifiutato di procedere e la sua risposta sarebbe stata condivisa con i lavoratori durante un’assemblea, contribuendo a rafforzare la richiesta di dimissioni del segretario generale.

La comunicazione interna e la reazione del collegio

Report ha diffuso una fotografia della comunicazione inviata da Fanizza a Comella, datata 4 novembre, due giorni dopo la messa in onda della prima puntata dell’inchiesta. Il documento non menzionerebbe direttamente la trasmissione, ma il tempismo ha alimentato ulteriormente i sospetti. In una replica riportata dall’ANSA, il collegio del Garante ha preso le distanze da quella iniziativa, affermando di non essere stato coinvolto nella richiesta del segretario generale e che tale operazione non sarebbe comunque mai stata portata avanti.

Un’istituzione indipendente al centro del confronto politico

L’autorità garante della privacy, considerata tra le più importanti istituzioni indipendenti del Paese, è da settimane al centro di un acceso confronto. Lo scontro con Report era esploso dopo la sanzione da 150 mila euro inflitta alla Rai per la messa in onda dell’audio di una conversazione privata tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie. Report aveva poi risposto documentando una visita di Agostino Ghiglia, membro del collegio vicino a Fratelli d’Italia, presso la sede del partito in via della Scrofa, insinuando possibili condizionamenti politici nella decisione della multa. Solo pochi giorni fa il presidente del collegio, Pasquale Stanzione, aveva dichiarato che nessun componente dell’organo direttivo avrebbe abbandonato il proprio incarico.

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