di Redazione
Israele torna a colpire massicciamente la Striscia di Gaza dopo un attacco di Hamas, provocando decine di vittime civili. Colpito anche il Libano meridionale. Netanyahu avverte: “Siamo pronti a ogni scenario”
La fragile tregua in Medio Oriente vacilla di nuovo sotto il fragore dei raid israeliani. Dopo giorni di tensione crescente, jet dell’aeronautica israeliana hanno colpito in modo massiccio diverse aree della Striscia di Gaza, provocando almeno 25 morti e oltre 70 feriti, secondo fonti palestinesi. Si tratta del bilancio più grave dalla fine di ottobre, quando le operazioni militari ripresero in seguito a un fallito scambio di ostaggi.
L’escalation sarebbe stata innescata da un attacco, riferisce l’IDF (le Forze di Difesa Israeliane), condotto da miliziani palestinesi contro truppe israeliane di stanza nei pressi della Linea Gialla, nella zona di Khan Yunis. Nessun soldato israeliano è rimasto ferito, ma l’episodio è stato giudicato una “chiara violazione del cessate il fuoco”, in vigore dal 10 ottobre scorso, e ha dato il via a una risposta militare “estesa a tutta la Striscia”.
Secondo fonti israeliane, gli obiettivi principali dei raid erano alti esponenti dell’ala militare di Hamas. Tra questi, sarebbero stati uccisi il comandante della Brigata Zeitoun e il responsabile delle operazioni navali del gruppo. Tuttavia, l’agenzia palestinese Wafa e la Difesa civile locale riferiscono che tra gli obiettivi colpiti vi erano aree residenziali densamente popolate, in particolare tra Gaza City e Khan Yunis. Tra le vittime, anche una coppia con tre figli piccoli.
Il conflitto non si ferma ai confini di Gaza. Martedì sera, l’aviazione israeliana ha lanciato un pesante attacco nel sud del Libano, colpendo il campo profughi di Ain al-Hilweh. Il bilancio è tragico: almeno 14 morti. Le autorità libanesi parlano di ragazzi uccisi mentre giocavano a calcio; l’esercito israeliano sostiene invece di aver distrutto un centro di addestramento di Hamas. Il movimento palestinese ha definito “menzogne” le versioni israeliane.
Le tensioni si moltiplicano anche lungo il confine con il Libano. Israele accusa Hezbollah di violazioni della tregua e ha risposto con raid mirati su diversi villaggi, sostenendo di aver neutralizzato depositi di armi pronti a colpire il territorio israeliano.
Sul fronte diplomatico, si attende ancora la definizione della Forza internazionale di stabilizzazione richiesta dall’ex presidente USA Donald Trump e ora formalmente prevista da un mandato delle Nazioni Unite. Intanto, gli Stati Uniti intensificano i contatti per favorire un dialogo tra Israele e Siria.
Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, nel pieno delle operazioni militari, ha compiuto una visita simbolica alle truppe stanziate sulle Alture del Golan, al confine nord-orientale del paese. “Diamo grande importanza alla nostra capacità di difesa e di attacco in quest’area”, ha dichiarato. “Proteggeremo i nostri alleati drusi e, soprattutto, lo Stato di Israele. Questa è una missione che può cambiare in qualsiasi momento”.
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